DnA contraddice giudici genovesi: ‘ndrangheta c’è e operativa

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Una bimba coraggiosa, come i dell'Antimafia che contraddicono taluni giudici genovesi: a Genova la 'ndrangheta esiste ed è operativa
Una bimba coraggiosa, come i dell'Antimafia che contraddicono taluni giudici genovesi: a Genova la 'ndrangheta esiste ed è operativa
Una bimba coraggiosa, come i magistrati dell’Antimafia che contraddicono taluni giudici genovesi: a Genova la ‘ndrangheta esiste ed è operativa

GENOVA. 4 MAR. Se si esclude una sentenza, che però riguarda l’estremo ponente ligure, per ‘ndrangheta a Genova non è stato condannato nessuno. Le polemiche per le assoluzioni nel procedimento denominato Maglio 3 da parte del gip Silvia Carpanini (confermate alcuni giorni fa dalla Corte d’Appello) non si sono ancora placate, che da Roma rimbalza l’eco della relazione della Direzione nazionale Antimafia, depositata in Parlamento a fine febbraio e presentata mercoledì da Rosy Bindi (presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie).

In riferimento al nostro territorio, le toghe più impegnate nella lotta alla criminalità organizzata sono in netto contrasto con taluni giudici genovesi. Per il tramite del coraggioso pm Cesare Sirignano, hanno dichiarato che a Genova la ‘ndrangheta esiste e risulta operativa da tempo. Eccome. Altro che semplici famiglie calabresi, colpevoli solo di parlare uno stretto dialetto fra di loro, come in sostanza ha lasciato intendere il gip Silvia Carpanini.

I procedimenti pendenti della DDA ligure attualmente sono circa 150.

 

“Iniziative investigative – ha spiegato Sirignano –  delineano una realtà territoriale nella quale il porto di Genova, di grande tradizione e soprattutto di straordinario rilievo per i traffici e per il turismo del mediterraneo, rappresenta, anche per la sua estensione, uno dei luoghi preferiti dal sodalizio calabrese per importare droga e per distribuirla altrove. Un luogo in cui gli appetiti non solo dei referenti della ‘ndrangheta ma anche delle altre strutture criminali locali, si sviluppano e si moltiplicano creando uno straordinario business su cui ruota l’economia illegale anche del territorio ligure.

L’attività repressiva ha evidenziato come Genova e, in generale, l’intera regione siano luogo esclusivo di transito della sostanza stupefacente, che spesso è diretta in altre regioni del Nord Italia, Lombardia in primis. Al capoluogo ligure è, invece, destinato esclusivamente lo stupefacente per la vendita illecita al minuto, mercato, pressoché, totalmente gestito dalle consorterie criminali locali. La gestione dello spaccio, in qualche modo organizzato, a livello medio – piccolo, è riconducibile a soggetti stranieri, in particolare di origine sudamericana ed africana (specie marocchini e senegalesi).

Il porto di Genova è divenuto, ma, in realtà, lo è sempre stato, uno snodo centrale per le partite di cocaina provenienti dal sud America e riconducibili, prevalentemente, alla ‘ndrangheta, che ha assunto il ruolo di distributore. La stabilità del luogo di sdoganamento dei container e la elevata quantità di droga importata, hanno indotto l’organizzazione criminale ad approntare una o più strutture locali che fossero in grado di dirigere e controllare sul posto le operazioni di arrivo e sdoganamento della droga e che fossero in contatto con gli importatori in attesa dell’arrivo del carico da smistare in altre regioni. Una struttura che, oltre a sovraintendere le operazioni nel porto di Genova, evidentemente con propri canali per rendere più agevole lo sdoganamento, fosse in grado anche di distribuirla nel nord Italia.

La città di Genova, inoltre, è al centro di significative dinamiche criminali di respiro nazionale, riconducibili alle accertate attività della locale di ‘ndrangheta del capoluogo e di quella di Lavagna nonché, in misura più contenuta, di storiche proiezioni di Cosa Nostra siciliana”. Fabrizio Graffione

 

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