Destini Incrociati si chiude con il bellissimo spettacolo Amunì

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Destini Incrociati si chiude con il bellissimo spettacolo Amunì

GENOVA. 17 OTT. Ieri pomeriggio grande affluenza alla Claque per l’ultimo spettacolo di “Destini Incrociari”, terza rassegna nazionale di teatro in carcere.

Una rassegna che ha visto la nostra cità impegnatissima per tre giorni nelle varie piazze, teatri, biblioteche e scuole a far conoscere il lavoro preziosissimo che il Coordinamento generale, a cura di Ass. Culturale Teatro Necessario e Teatro dell’Ortica, assieme alla direzione organizzativa formata da Mirella Cannata e Anna Solaro, fanno nell’ambito del teatro sociale e pedagogico, grazie al quale si sono sviluppate esperienze significative e una conoscenza della realtà carceraria diffusa anche all’esterno, fra i cittadini liberi, con l’obiettivo di migliore la vita di tutti. Un lavoro che ha portato genova ad essere la scelta dal Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere come riconoscimento all’attività ventennale che appunto porta avanti.

Amunì, questo è il titolo dello spettacolo scritto e diretto da Grazia Isoardi con le coreografie di Marco Mucaria, ha portato sul palco 10 attori, “carcerati, ex carcerati ed aspiranti carcerati” (come si sono definiti loro stessi), ma soprattutto un gruppo affiatatissimo che della loro esperienza di reclusi ha saputo tirare fuori l’anima, una farfalla che sa volare alto anche oltre le sbarre.

 

Una storia di famiglia che riguarda 10 figli, tutti maschi che si ritrovano insieme aspettando il ritorno del padre andato via 20 anni prima. Un attesa che parte inizialmente con una speranza e che via via si riduce ad una rassegnazione del fatto che quel ritorno probabilmente non ci sarà mai.

I caratteri dei 10 fratelli sono tutti diversi, c’è lo sbruffone, il timido, quello che è impallato per la danza, quello che ama mangiare,  quello che è sempre preso in giro dagli altri fratelli e che appena tenta di aprire bocca vieni zittito con: “Tu muto devi stare”.

Ma tutti nella loro diversità hanno dentro il loro cuore una cosa in comune: la profonda mancanza del padre, punto di riferimento per ognuno, assolutamente necessario per dare sicurezza e fiducia nella vita ai figli. Ma il gruppo sembra non sconfortarsi troppo durante questa attesa e approfitta di questo tempo che si protrae per ballare e cantare.

“E facemu festa” dice uno di loro e così fanno. Gli attori, non tutti italiani, recitano con passione e sono anche degli ottimi ballerini che sprizzano un’energia contagiosa. Solo uno di loro alla fine non ce la fa ad aspettare ancora e decide di volare via a raggiungere forse quel Padre che sta in cielo e che non abbandona mai.

Questo toccante spettacolo, ben strutturato ed eseguito, è stato offerto  da Voci Erranti con protagonisti i detenuti del Carcere di Saluzzo e sarà replicato il 3 dicembre a Cavallermaggiore(CN).

FRANCESCA CAMPONERO

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