Decapitato a Lumarzo, il nipote intercettato: tanto l’ho ammazzato

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Gli investigatori della Scientifica dei carabinieri a Lumarzo

GENOVA. 27 OTT. “E’ anche giusto che faccia così, tanto l’ho ammazzato”. Intercettato nella sua abitazione, mentre parla da solo, dalle microspie lasciate dagli investigatori, che da quando è indagato lo hanno tenuto sempre sotto controllo. Sarebbe una delle frasi che hanno inchiodato Claudio Borgarelli, il nipote di Albano Crocco, l’uomo ucciso e decapitato nel bosco di Craviasco di Lumarzo lo scorso 11 ottobre.

Secondo i carabinieri, l’arrestato ripeteva alcune frasi choccanti da solo e ad alta voce in casa, nei giorni successivi al delitto. Oltre a quella più compromettente, si sarebbe anche detto: “Quindi uccidere te col rischio di fare quello che ho già fatto, uccidere”.

Non è tutto. A convincere il gip, che oggi ha firmato l’ordinanza di arresto cautelare in carcere, c’è anche una serie di immagini delle telecamere di sorveglianza che riprendono l’assassino il giorno del delitto con tre grossi sacchi dell’ immondizia e un’altra immagine che lo ritrare con una specie di machete, lungo 50 centimetri, legato alla cintola e alla coscia, diverso da quello rinvenuto e sequestrato nella sua abitazione.

 

Borgarelli avrebbe detto di avere buttato i sacchi in un cassonetto vicino casa, ma il racconto sarebbe smentito dalle immagini di alcune telecamere che lo avrebbero ripreso in Alta Valbisagno mentre butta due sacchi in un cassone e il terzo in un altro. Per il gip si tratta di elementi sufficienti per ritenere che Borgarelli sia l’autore di un delitto “di inaudita ferocia e disumanità”.

L’arrestato ha sempre negato ogni responsabilità e la prova dello stub, ossia della polvere da sparo, ha dato esito negativo.

 

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