Da Genova a Rio: incontro con un arbitro olimpionico di scherma

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Da Genova a Rio: incontro con un arbitro olimpionico di scherma

GENOVA. 21 SET. Ha iniziato a tirare di fioretto da giovane,raggiungendo ottimi risultati che lo hanno portato fino alla nazionale under 20. Dopo anni di agonismo, Marco Pistacchi, genovese con origini di Sestri Levante, ha intrapreso la carriera dell’insegnamento e in seguito quella dell’arbitraggio, dove ha manifestato un talento naturale.

“Arbitrare nella scherma è un’attitudine”, ci spiega, “occorre infatti saper interpretare bene le azioni. La strumentazione elettrica non basta a comprendere a chi attribuire il punto in un assalto, è sempre l’arbitro a decidere a chi assegnare la validità della stoccata, riconoscendo i movimenti e l’intera azione degli atleti”.

Un sistema complesso che a Pistacchi sembra essere congeniale da subito: a soli 24 anni è già arbitro internazionale e si trova in pedana campioni di altissimo livello: raggiungerà il culmine della carriera quando arbitrerà la finale per il primo e secondo posto ai mondiali di Mosca.

 

Ma l’apice arriva nel 2016, quando il suo nominativo è inserito nella lista d’élite per specialità; sembra che le olimpiadi si avvicinino ma la concorrenza è molto alta. In nazioni quali Italia, Russia e Romania la capacità tecnica di chi si trovi a giudicare gli incontri è di altissimo livello e di grande tradizione.

Ed è proprio in casa che Pistacchi ha la maggiore concorrenza: a Rio de Janeiro andranno solo due persone ed i migliori sono in tre. La scelta però ricade anche su di lui che si trova in tasca un biglietto aereo con destinazione Brasile per un evento di grandissima portata.

“Una manifestazione sicuramente importante, dal fortissimo impatto mediatico”, ci spiega Pistacchi, “che ha ovviamente creato una grande tensione tra gli atleti e gli allenatori. Eppure, anche ad eventi di minore rilevanza, diciamo così per i mondiali e le Universiadi, ho sentito un grande entusiasmo, forse anche maggiore di quello sentito a Rio”.

Una grande kermesse che ha mosso il mondo intero, creando un interesse unico sul mondo dello sport, sentito in modo particolare da chi a vario titolo sia realmente appassionato.

Una vetrina importante per tutte le nazioni che si trovano nel momento di massima esposizione. In questo senso, chiediamo quanta sia allora la tensione per un arbitro che si trovi a decidere in manifestazioni così importanti: il nostro concittadino afferma di non aver mai perso l’aplombe che da sempre lo ha contraddistinto.

“Come mi ha detto un medico sportivo dopo la finale di Mosca –complimenti per la freddezza che hai avuto in finale-, io di questo atteggiamento quasi non mi sono accorto. Ero tranquillo e sereno, preparato ed impegnato per un evento importante”, illustra sorridendo, “ammetto che mi sono molto divertito e mi sono goduto un evento al massimo livello da un punto di vista del tutto privilegiato…”.

Dopo le Olmpiadi, chiediamo quali siano i progetti per il futuro dell’arbitro genovese. Pistacchi ci spiega che di norma dopo aver arbitrato un evento al massimo livello sportivo nella scherma, non si procede oltre e si resta tuttavia nell’ambito con mansioni differenti. Si intuisce la sua passione per questo sport e la sua voglia di rimanere accanto agli atleti che in Italia vantano una grande tradizione ed un elevatissimo livello agonistico.

L’arbitro internazionale ci spiega infatti che un quarto delle medaglie vinte dagli azzurri proviene dalle differenti discipline della scherma. Un numero davvero importante che da lustro ai nostri colori.

Siamo certi che in occasione di eventi di grande rilevanza, rivedremo questo giovane genovese schierato accanto alle pedane.

Roberto Polleri

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