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COSTITUZIONE EUROPEA E MANIFESTO DI VENTOTENE: PENSIERI AD OPERA DI MICHELE SCANDROGLIO

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MICHELE SCANDROGLIO E IL NUOVO CONSOLE ONORARIO DELLA BULGARIA PER LA LIGURIA

e aggiunto dell’Associazione – ha editato recentemente il suo Periodico “Comuni d’Europa” dedicato prevalentemente ai problemi ed alle prospettive aperte con il processo di redazione ed approvazione della prossima Costituzione Europea. Informazioni sull’Aiccre possono essere agevolmente desunte dal sito web www.aiccre.it. Di Michele Scandroglio pubblichiamo l’intervento.
“Costituzione europea e Manifesto di Ventotene: senza radici non c’è autentico federalismo”. Costituzione europea o Trattato di Costituzione europea, oppure come si legge sul volume edito dalla Convenzione europea, “progetto di trattato che istituisce una costituzione europea”. La confusione e la complicazione con cui si definisce la Costituzione europea è di cattivo auspicio per la sua altrettanto complessa e disomogenea procedura d’approvazione.
L’Europa avverte da sempre la necessità di dotarsi di una costituzione, anche se  gli sterili egoismi nazionalistici, che poco hanno a che vedere con le attese degli europei, sono sempre in agguato. Seppure con diverse motivazioni, siamo ad oggi privi dello strumento che dovrebbe dare una forma di governo all’ idea d’Europa. Nel ventennale della scomparsa di Altiero Spinelli, all’orizzonte non vi è che burrasca per l’Europa e la sua Costituzione. Spinelli, dal confino, teorizzo eccellentemente  una federazione che supplisse alle deficienze degli stati nazionali. La sua prigionia lo indusse a sottolineare le aberrazioni nazifasciste e quelle comuniste e staliniste, attraverso una chiave di lettura viziata dall’ anticlericalismo che lo spinse ad osservazioni prive del sostegno del pensiero fondante dell’Europa e la sua cultura: quello Cristiano.
Il Manifesto di Ventotene lascia trasparire una distanza dal comune sentire europeo che Spinelli e Rossi sostituiscono con una alleanza tra la classe operaia e gli intellettuali: progetto non dissimile da quello sovietico. Spinelli, Rossi e Colorni pur non avendo una tradizione cattolica alle spalle, nelle loro riflessioni politiche risentono delle influenze della Dottrina Sociale della Chiesa, ma per un preconcetto “radicalchic”, diremmo oggi, se ne guardano bene dal sottolinearlo, anzi.
Anch’essi, come i membri della convenzione europea, hanno sottovalutato il comune sentire, lo spirito profondo, le radici di questa Europa che, senza meno, sarebbe meglio fosse federale, ma senza dubbio non può non avere come valore di riferimento quello giudaico-cristiano.
Non tener conto dei valori morali naturali di una grandissima parte dei cittadini rende monco il disegno espresso dal Manifesto di Ventotene e priva di fondamenta culturali e morali il trattato costituzionale, dando a quest’ultimo una patina di burocraticismo lontano dalla reale sensibilità del popolo europeo.
Così come il Manifesto di Ventotene si lascia alle spalle duemila anni di storia, rinunciando allo spirito universalista e sopranazionale  del pensiero della Chiesa, la convenzione europea non cita mai  la concezione federalista espressa a Ventotene. Una strano contrappasso!
Non si vuole con quanto scritto cadere nell’ideologismo, ma esprimere soltanto una realtà storica: le nostre radici sono cristiane e negarlo è offesa alla verità,  senza dimenticare che, prima fra tutti, la Chiesa ha sostenuto l’eguaglianza tra gli individui e fra i popoli, quale che sia la loro origine. Pare molto ponziopilatesco lasciare in bianco queste pagine.
Non mi sentirei un cittadino a mio agio se il mio Paese avesse una Carta costituzionale che non ricordasse la storia e le radici del mio popolo.
Senza rifarsi ai valori del cristianesimo non vi sarà l’Europa dei popoli. Forse con qualche ulteriore compromesso  ed alchimia giuridica si arriverà ad una ratifica formale del Trattato per la costituzione, ma non si arriverà al cuore degli europei.
Nota 1. Qualche dato di confronto, un piccolo e significativo, paragone numerico, tra il nostro “progetto di trattato  che istituisce una costituzione europea” i la “costituzione degli Stati Uniti D’America”: il primo è un volume di 335 pagine, composto da 62.420 parole, le sue parti sono tre, oltre al preambolo, la prefazione, un’ ulteriore parte quarta per la disposizioni generali e finali,una molteplicità di sezioni, sottosezioni, articoli, protocolli,  trattati e dichiarazioni, che in sostanza sono tutte componenti integrali il progetto di trattato; il secondo la costituzione degli Stati Uniti d’America o “la legge suprema della nazione” che regge le sorti dell’unica superpotenza del pianeta, è un libercolo di 20 pagine composto da 4.487 pagine e da 7 articoli per arrivare a ben 7.671 parole tenendo conto dei 25 emendamenti approvati in due secoli.
Per ulteriore curiosità segnalo che il “Manifesto di Ventotene”, che può senza dubbio essere considerato come la costituzione del federalismo italiano ed europeo, conta 27 pagine.  
Nota 2. La  Costituzione degli Stati Uniti d’America, una costituzione moderna e complessa, è stata introdotta il 17 settembbre del 1787 e con alcuni emendamenti regge a tutt’oggi. Il governo confederale era così debole che raramente i rappresentanti dei vari governi nazionale facevano spesso mancare il quorum e dunque  si sentì la necessità di dare vita ad una convenzione che alla fine invece di emendare solo alcuni articoli decise di stendere un nuovo modello di governo. Non senza qualche critica, i lavori presero  inizio nell’estate del 1787 e si conclusero in un paio di mesi. Ovviamente,  la ratifica, che prevedeva un quorum di 9 stati sui 13 formanti la confederazione si prolungo sino al 4 marzo 1789, con una fortissima tensione all’interno della Confederazione e dei singoli Stati. La la costituzione viene chiamata oltreoceano “legge suprema della nazione” e ciò la dice lunga sul senso di appartenenza che già nei primi momenti della propria vita da nazione federale avevano gli americani rispetto alle pruderie dei governanti europei. Negli oltre due secoli di storia, la Corte Suprema ha sempre confermato la clausola di supremazia della Costituzione su qualsiasi altra normativa  promanata da uno degli stati componenti la federazione.
(nella foto: Michele Scandroglio).

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