Contestazione stalinista alla Tosse, i veri compagni esistono ancora

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Il segretario del partito comunista Marco Rizzo: origini terrorismo islamico frutto di azioni Usa e dei paesi occidentali
Il segretario del partito comunista Marco Rizzo: stasera a Genova i suoi iscritti hanno volantinato alla Tosse per protestare contro uno spettacolo teatrale in chiave anti stalinista
Il segretario del partito comunista Marco Rizzo: stasera a Genova alcuni suoi iscritti hanno volantinato alla Tosse per protestare contro uno spettacolo teatrale anti stalinista

GENOVA. 8 MAR. Stasera un gruppo di compagni duri e puri, ha manifestato davanti al Teatro della Tosse a Genova, dove è andato in scena uno spettacolo in chiave anti stalinista. I genovesi col pugno chiuso da un lato e il volantino in mano dall’altro, hanno invitato gli spettatori a contestare l’evento teatrale.

“Non vi è iniziativa culturale innocua: la cultura, nelle società divise in classi, è infatti un’arma che viene adoperata per promuovere una visione del mondo e servire, direttamente o indirettamente, gli interessi della classe al potere. Lo spettacolo che viene proposto dal Teatro della Tosse, pubblicizzato con un manifesto che rappresenta Giuseppe Stalin, si riferisce alle epurazioni condotte dal gruppo dirigente del Partito Comunista (bolscevico) dell’Unione Sovietica negli anni Trenta del secolo scorso.

È allora opportuno ricordare il ruolo centrale svolto dalla CIA, la centrale spionistica americana, nella furibonda campagna anticomunista che caratterizzò il periodo della “guerra fredda”: i servizi segreti americani posero in atto pesanti interventi sulla cultura (esplicati, ad esempio, attraverso il massiccio finanziamento di riviste come “Encounter” in Inghilterra e “Tempo presente” in Italia). Fra gli intellettuali che si resero disponibili a svolgere un ruolo attivo nella lotta ideologica contro il comunismo, l’Unione Sovietica e gli altri paesi socialisti, vi furono l’italiano Ignazio Silone, transfuga del partito comunista e collaboratore dell’OVRA, la polizia segreta del regime fascista, nonché, per l’appunto, l’ungherese, naturalizzato britannico, Arthur Koestler, il quale si distingueva per la sua particolare veemenza.

 

Come militanti comunisti, intendiamo perciò contestare (non il diritto, che è fuori discussione, ma) il significato politico attuale che assume, malgrado le migliori intenzioni degli artisti che vi hanno lavorato, la rappresentazione di un testo pesantemente ideologico e fortemente compromesso con gli aspetti peggiori dell’anticomunismo del periodo della “guerra fredda” in una congiuntura che vede le centrali della propaganda imperialista, USA e UE, adoperarsi a rilanciare la lotta ideologica al comunismo, di concerto con la brutale persecuzione scatenata contro i partiti comunisti nei paesi dell’Est Europa come l’Ucraina e, in forme più sottili ma non meno perniciose, nei paesi della restante Europa.

Siamo convinti che la storia renderà giustizia a Stalin e al tentativo grandioso di costruzione di una società libera dallo sfruttamento e dalla proprietà privata, che egli ha personificato come capo del proletariato internazionale. Già ora non mancano studiosi seri e intellettualmente onesti, come lo statunitense Grover Furr e l’italiano Domenico Losurdo, che, basandosi sugli archivi sovietici e documenti alla mano, hanno sottoposto ad una revisione critica la sistematica denigrazione e demonizzazione della figura e dell’operato di Stalin. In tal senso, si è cercato, soprattutto con Krusciov e con le forze che lo sostenevano all’interno e all’esterno dell’Unione Sovietica, di moltiplicare le cifre relative alle vittime delle epurazioni che il Partito Comunista (bolscevico) dell’URSS attuò negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso al fine di colpire la controrivoluzione e difendere il primo Stato socialista della storia umana. Parimenti, ci si è ingegnati a negare perfino un’evidenza storica inconfutabile come il ruolo svolto da Stalin nella conduzione e nella vittoria della Seconda Guerra Mondiale che, al prezzo di ventisette milioni di morti solamente fra i combattenti e i cittadini sovietici, portò all’annientamento del nazifascismo”.

 

 

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