Cinghiali, Enpa: Vladimiro di Varigotti visto come risorsa turistica

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Il cinghiale Vladimiro al mare di Varigotti
Il cinghiale Vladimiro al mare di Varigotti
Il cinghiale Vladimiro al mare di Varigotti

SAVONA. 1 AGO. La città australiana di Darwin è spesso “visitata” da grossi coccodrilli marini; in quella etiope di Harare, puntualmente ogni sera, un gruppo di iene arriva a prendere il cibo dalle mani di un anziano; animali potenzialmente pericolosi ma che, con la conoscenza e l’empatia sono divenuti una risorsa turistica, grazie alla pacifica convivenza tra uomo ed animali.

Forse anche per i cambiamenti climatici, in Italia da molti anni si assiste alla progressiva “urbanizzazione” degli animali selvatici; ne sa qualcosa la Protezione Animali savonese che, se negli anni ‘90 raccoglieva in città una ventina di selvatici feriti o in difficoltà all’anno, nel 2015 ne ha soccorsi – spetta per legge alla Regione che ancora non lo fa – oltre 2.100.

Il fenomeno, per quanto riguarda i cinghiali, è soprattutto colpa dei cacciatori (ma lo si nasconde, perché ritenuti elettoralmente potenti; è più comodo incolpare gli animalisti che li foraggerebbero), che hanno immesso a scopo di ripopolamento venatorio soggetti di ceppo europeo, più grossi, prolifici e confidenti dell’originario cugino, piccolo, nero e solitario; e per legarli ai loro territori di caccia li hanno alimentati per anni con tonnellate di vegetali scaricati da bidoni appesi agli alberi dei boschi e muniti di timer; e quindi, associando il cibo alla presenza dell’uomo, non esitano a spingersi negli abitati alla ricerca di alimenti, ovviamente assaltando i bidoni della spazzatura.

 

Per evitare situazioni critiche e reazioni isteriche, ENPA Savona ha fatto la cosa più semplice e logica che avrebbero invece dovuto fare istituzioni illuminate e competenti: diffondere chiare istruzioni su come comportarsi in loro presenza e condividere un magico incontro.

Vladimiro di Varigotti può diventare una risorsa turistica intrigante, basterebbe non creare paura ed ostilità verso animali che vogliono solo essere lasciati in pace.

E smetterla di invocare l’uso del fucile per ucciderli come sta facendo un assessore finalese; perché è proprio il fucile dei cacciatori il problema e mai la soluzione; quella vera è “sparare” solo cartelli e avvisi su come muoversi quando si incrocia un solitamente pacifico cinghiale.

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