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QUATTRO CHIACCHIERE CON DANIELE G. GENOVA IN UNA CENA NOIR

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daniele-g-genova SAVONA. 25 AGO. Una sera di fine estate, una storica torre di avvistamento: torre di veglia, divenuta Dimora, l’orizzonte della Riviera di Ponente. Atmosfera famigliare, serena.

Ospiti di una tavola improvvisata: frutti della terra, coltivati personalmente dal padrone di casa. Una mano che usa la penna e la zappa, “oggetti che mai s’invidiano a vicenda”, tiene a sottolineare lui.

Lui è Daniele G. Genova, scrittore, poeta, ceramista, contadino, libero pensatore, appena reduce dal successo della presentazione di “Savona in giallo” in Andora, di cui la nostra testata ha già parlato nei giorni scorsi, complice un nume tutelare d’ eccezione: il fratello di “Sangue & Sangria” di Daniele: Andrea G. Pinketts, Borsalino in testa e Toscano di rigore.


Ritiratosi nelle campagne del Ponente nel suo piccolo eremo a pochi passi da Celle Ligure, tra mare e verde, elementi naturali ed ispiratori della sua scrittura, Daniele G. ci racconta dell’evento e dei suoi futuri sviluppi, ma soprattutto, racconta se stesso, umanamente e professionalmente.

E’ come se la tavola comune si fosse mutata di colpo in un’antica taverna, in un cenacolo, illuminato a candela, dove tra cibo e “gotti” di vino, si sono ritrovate menti ed anime, condividendo pensieri e sapori della terra, grazie a penna e zappa, inchiostro e sudore, creatività e sacrificio.

LN. Dicci di te, Daniele G. Genova

DGG. Di me? Di lui, vorrai dire. Daniele G. Genova è orami indefinibile. Qualcuno se n’è già accorto. DGG è non è un tipo normale. E se per questo nemmeno un tipo. A meno che per tipi non s’intenda quelli tipografici.

DGG è un signore da marciapiede. Un’anima da bordo strada. E’ uno che va alla festa della birra di Albisola Superiore dove ha vissuto vent’anni e nessuno lo conosce. Colpa di Albisola, ovviamente: ex terra di terra da tornio, d’orti e di pesca che pare aver dimenticato se stessa, vivendo di un’eredità ormai dilapidata. Dicevo: DGG è uno che esce una sera e capita appunto alla festa della birra, che per lui è l’unica alternativa al buon vino, e che fa? Beve ma non si perde nel bicchiere. Non cerca l’oblio, anzi. Vede una band sul palco e si ferma ad ascoltare. E scopre la Tony Pampero & Rum Rockers. Rock blues classico anni 70/80. E da buon ex detective s’informa, chiede, indaga. E viene a sapere che quello alla chitarra è Mirco Fiumara: uno che far venire la pelle d’oca.

Oppure è uno che di punto in bianco decide di regalare tutta, ma proprio tutta, la sua biblioteca a un avvocato in pensione, sperando che i libri gli dessero più lumi che la racchetta da tennis. Per DGG le grandi storie sono le storie minime, ritenendo che i miti espletino la loro massima funzione nel momento preciso in cui crollano. C’è una grande differenza tra il sapere e il conoscere. Due parole purtroppo spesso confuse. DGG è come un fiume che scorre tra gli opposti, divertendosi un mondo. Sguazza nell’ironia, naviga nell’irriverenza. Comprende la mediocrità, ma si batte in ogni modo per il riconoscimento della libertà dell’uguaglianza e della fratellanza di tutti gli uomini. Ama cucinare e lo fa con amore. Non spadella. Mai. Assolutamente. Cerca in maniera quasi sacerdotale la purezza dei prodotti. E accarezza i cibo col cucchiaio di legno quando lo mescola nel tegame, con dolcezza, perché ne ha rispetto. La tavola per lui è sempre cenacolo, atto d’amore, condivisione. E per procurarsi i prodotti prende la zappa e va a zappare, per questo sa che zappa e penna non s’invidiano a vicenda.

Ecco DGG è anche questo. Ma soprattutto è uno che ama la vita.

LN. Raccontaci dell’evento e spiegaci la differenza fra giallo e “noir”.

DGG. L’evento? Vuoi dire l’ Evento con la E maiuscola? Volentieri. L’Evento sarà l’ AG Festival: il Festival Nazionale del Noir che si terrà l’anno prossimo ad Andora. Il Sindaco Mauro De Michelis ha lanciato una sfida. E i due Fratelli di Sangue & Sangria (ndr. Andrea G. Pinketts e Daniele G. Genova) l’hanno raccolta volentieri. Potevano fare diversamente?

Andrea Pinketts sarà il Nome Tutelare della manifestazione. Una cosa che non capita tutti i giorni.

In quanto alla differenza tra noir e giallo: il giallo si preoccupa di dare una soluzione al mistero, di svelare la dinamica di un delitto; il noir è invece più orientato a sondarne le ragioni, quel che ci sta dietro. Direi addirittura “le ragioni del male”. Una differenza sostanziale. Il noir è uno degli aspetti del Grande Mistero, è pertanto immortale.

Il giallo potrebbe anche finire come genere, il noir no. Il noir è intimamente legato alla natura dell’uomo. Il giallo è uno dei figli del noir, così come la crime story, la spy story, e tutto il resto. Il noir non è un genere, è il viaggio dell’esploratore, non del turista. E se ne esce con le ossa rotte, sia come lettori che come scrittori, tanto meglio.

LN. Si dice che dietro le quinte dell’antologia “Savona in Giallo” edita da De Ferrari Editore di Genova, ci sia anche un atto d’ amicizia. Cosa c’è di vero?

DGG. C’è di vero l’amicizia, appunto. Te lo dico a tu per tu, che non si sappia in giro: DGG aveva smesso di scrivere nel 2006, dopo la pubblicazione di “Hanno ucciso Lucio Dalla”.

Una sera a Milano ad una festa vip DGG stava chiacchierando con Angelo dei Ricchi e Poveri; ad un certo punto, così come aveva regalato la biblioteca all’avvocato, obbedendo all’impulso del momento, decide di chiudere definitivamente con la penna.

Molla il bicchiere, saluta e ringrazia, ed esce dalla festa e dal mondo della scrittura, giurando a se stesso di non tornarci mai più. Una decisione tanto sentita che per suggellare il giuramento fatto a se stesso spezzò in due la Monblanc, mentre pisciava in una piazzuola dell’autostrada sulla via del ritorno.

Coltivare l’orto in quel momento gli sembrava più divertente che scrivere.

Poi però è accaduto l’imprevisto: una sera d’inverno lo chiama al telefono Ferdinando Molteni, curatore e coautore in coppia con Elena Buttiero, di Savona in giallo, che va subito al sodo.

“Daniele sto preparando un’ antologia. Mi piacerebbe che tu scrivessi un racconto”. “Ti ringrazio ma ho smesso”. “Te lo chiedo come amico – insiste Ferdinando non nascondendo l’affetto – Non puoi non esserci”.

A quel punto DGG cos’avrebbe potuto fare? Quella volta davvero gli ci volle un sacco di tempo per decidere: addirittura tre secondi.

Il problema era serio: doveva infrangere il giuramento fatto a se stesso. Ma un amico vale molto di più di una simile idiozia. Tanto poi, conoscendosi, DGG si sarebbe sicuramente auto assolto. Così ha accettato.

Molteni quindi è uno dei due responsabili del ritorno di DGG, l’altro è Pinketts.

LN. Raccontaci della Scuola savonese del noir.

DGG. Cominciò tutto nel 1931, quando Alessandro Varaldo, savonese, pubblica nei Gialli Mondadori, inaugurati nel 1929, “Il sette bello”: primo giallo italiano della neonata collana.

Poi ci fu un lungo silenzio. Per fortuna nel 2000 il grande e compianto Raffaele Crovi vi pose rimedio, scoprendo DGG. The show must go on. D’altronde  anche Lazzaro Santandrea di Pinketts risorge, guarda caso, o forse no, proprio all’ospedale San Paolo di Savona.

Morte, resurrezione e misteri correlati pare siano propri del dna di questa città, che peraltro ha prodotto anche molti altri talenti in altri settori della cultura e dello spettacolo. Lo stesso sindaco: Federico Berruti è un noto e appassionato lettore di gialli. Suppongo sia molto orgoglioso di tutto questo.

LN. Ma perché parli in terza persona?

DGG. E che ne so? Dovresti chiederlo a DGG.

LN. Ma non siete la stessa persona?

DGG. Assolutamente no. A volte siamo addirittura rivali. La persona è una maschera. Quante ne cambiamo nell’arco di due minuti?

LN. Che ci dici di Andrea G. Pinketts?

DGG. Hai presente la scena d’apertura de: I magnifici sette? La nostra fratellanza è nata più meno così. Andrea stava presentando in un locale di Milano i miei romanzi: “La campana di Rivara” e “Il nido dei gabbiani”. A un certo punto, due giovani energumeni sbronzi, che si dichiararono reduci della guerra di Somalia, decisero di prenderci a botte. Andrea non ha esitato  scendere dal palco e ad affrontarli da solo per difendermi. E io non ho esitato a fare altrettanto per difendere lui. Alla fine i due provocatori , sorpresi dalla nostra reazione, corsero via. E il pubblico femminile presente in sala fu ovviamente tutto per noi.

Va anche detto, a onore del vero, che quei due alla fine della serata ci aspettarono al bar e, molto cavallerescamente, ci offrirono da bere.

Considero la fratellanza con Andrea G. Pinketts uno dei regali più belli che la vita mi abbia fatto.

LN. Il Fesitval di Andora è scaturito in funzione della Scuola savonese?

DGG. Assolutamente no. Sono due eventi straordinariamente concomitanti. L’ AG Noir, Festival Nazionale del Noir di Andora è stata un’idea del sindaco di Mauro De Michelis: uomo di grande cultura e sensibilità. Andrea ed io abbiamo solo accettato con grande piacere e onore la sua richiesta di collaborazione. Il merito, va detto, è suo.

LN. Cos’altro bolle in pentola?

DGG. Un nuovo romanzo. E probabilmente una grossa sorpresa.

LN. Qualche anticipazione?

DGG. Lasciamo bollire.

LN. Sappiamo che recentemente hai assunto un nome in sanscrito: Ajad Akaam. Cosa ci dici di questa novità? E come si sposa questo nuovo nome col “brand” DGG? Insomma chi è chi? E perché?

DGG. Complimenti! Ti ringrazio. Sei il primo a farmi questa domanda. E argutamente l’hai lasciata per ultima.

Intanto non parliamo di matrimonio. Ho di recente sviluppato una forte allergia. In quanto al nuovo nome è successo tutto di colpo. Non poteva essere altrimenti, conoscendomi.

Una mattina mi svegliai e mi dissi: libertà. Che significa questa parola?

Sai come capita. Passi una notte mezza in bianco, dopo una seratona. E al mattino non sai nemmeno più chi sei. Ti muovi come un’automa: sigaretta, caffè, cesso… E un sacco di pensieri strampalati, come appunto quella domanda sulla libertà.

Dicevo del cesso: guardandomi allo specchio, mi chiesi: dimmi la verità, sei mai stato libero? La risposta fu scontata e soprattutto avvilente.

Perciò ragionai: mi avevano concepito, ero nato, mio padre era andato all’anagrafe e là mi avevano appiccicato il codice a barre. Poi con gli anni aggiunsero anche il codice fiscale, il numero di patente, della carta d’identità, del passaporto, del porto d’armi e quello della licenza di investigatore privato. Sostanzialmente alla fine mi ero ridotto a una sequenza numerica, manco fossi un matematico. Ero veramente incazzato.

Perciò accesi un Toscano e il pc, cercai una lista di nomi in sanscrito, chiusi gli occhi e puntai il dito a caso sull’elenco. Lo puntai due volte: una per il nome e l’altra per il “cognome”.

Era una lista di nomi maschili, femminili e ambivalenti, misti, in sequenza alfabetica. Guarda caso mi capitarono in sorte due nomi maschili: Ajad che significa libero. E Akaam che significa: senza desiderio (in altre parole libero da…). Mi sembrò d’impazzire dalla gioia. Misi insieme i due nomi e provai a ripeterli: Ajad Akaam…Ajad Akaam… Ajad Akaam… come suonavano bene. Sembravano musica, la voce del vento. Capisci la grandezza? M’ero auto iniziato a un nuovo capitolo della mia vita. E stavolta l’avevo fatto liberamente, con mente libera, di mia esclusiva volontà.

Una conquista, non una fuga. E tantomeno una rinuncia.

In quanto al “brand”. Un brand è sempre un brand. Ci sono troppo affezionato.

E poi c’è la G: la lettera architrave che suggella l’amicizia con Andrea. Quella è intoccabile. M’è costata un Dollaro d’Onore. E solo noi sappiamo cosa significhi…

Lascio casa di Daniele, personalmente pieno di futuro, per un progetto neonato, ma che certo darà nuova tempra e linfa al territorio, come essere parte dell’erede di una scuola. Di penna e zappa.

In fondo, in una sera di fine estate. I.O. (nella foto: Daniele G. Genova; brindisi per la scuola savonese del Noir).

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10 COMMENTI

  1. Cerchiamo di sparare meno minchiate…..altro che giallo o noir…a me sembra più color cacca…..ma siamo sicuri che sei il padrone di casa a Celle…..

    • Quanto cattivo gusto imperante nel Suo commento. Un libro puo’ piacere come puo’ non piacere, ma sminuire così il lavoro di una persona e meschino.

  2. Grazie daniele per quello che esteriorizzi sono onorato di averti come amico grazie continua con la scrittura cosi qualcuno imparerà

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