CGIL. SANITÀ: “IN ARRIVO I SOLITI TAGLI”

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beatrice lorenzin

beatrice lorenzinGENOVA. 30 LUG. Il 10 luglio 2014 Regioni e Governo sancivano l’intesa sul nuovo Patto per la Salute che, dopo anni di tagli, prevedeva un significativo aumento delle risorse destinate al Fondo Sanitario Nazionale.

I commenti del Ministro Lorenzin e del Presidente delle Regioni Chiamparino sottolineavano, allora, come il sistema sanitario potesse, a partire dal 2015 e per gli anni futuri, vedere aumentare in modo consistente le sue risorse dopo le ininterrotte riduzioni da parte dei governi Berlusconi, Monti e Letta.

“Purtroppo dobbiamo constatare – si legge in una nota della CGIL – che, esattamente un anno dopo, quel patto viene violato da questa manovra estiva che lo riduce, a partire dal 2015, di 2,352 miliardi di euro all’anno con l’aggravante di uno scaricabarile di responsabilità, tra Regioni e Governo, di cui si ricordano solo  pochi precedenti. Ricordiamo che lo stesso Yoram Gutgeld, braccio destro economico del Presidente del Consiglio e il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, hanno ammesso che tali tagli possono anche essere usat ‘per raggiungere obiettivi di contenimento finanza pubblica’o altresì ‘per il taglio delle tasse’ come se per pagare meno imposte dovessimo pagare di più i farmaci, prestazioni ambulatoriali, visite mediche, ecc.

 

Ridurre sprechi e inefficienze è sicuramente una cosa giusta innanzitutto se i risparmi restano nel sistema sociosanitario per dare prestazioni che mancano ancora a tante persone, per ridurre i ticket, per nuovi presidi territoriali come le Case della Salute o per ridurre le liste di attesa.

Invece si insiste, in perfetta continuità con il passato, sui tagli lineari per fare cassa in un sistema sanitario come il nostro che, rammentiamo, costa meno di quello francese o tedesco (2 punti in meno di PIL) ed è ormai  a livello delle economie più disagiate della UE. Infatti l’OCSE ci ricorda che la spesa sanitaria in Italia è troppo bassa e sta mettendo a rischio la tutela della salute dei cittadini italiani in particolare quelli più deprivati.

Nel dettaglio si vorrebbe incidere su: beni e servizi, farmaceutica, specialistica ambulatoriale, ricoveri di riabilitazione, riduzione dei ricoveri in ospedali con meno di 40 posti letto, riorganizzazione della rete assistenziale pubblica e privata. Ancora una considerazione in particolare sui tagli alla specialistica ambulatoriale. Nessuno mette in dubbio la necessità di dare maggiore appropriatezza a tali prestazioni e a limitarne l’abuso. Tuttavia è profondamente sbagliato scaricare sul cittadino la responsabilità (e i costi) circa  la validità delle prestazioni che riguardano, ricordiamo, il delicatissimo perimetro di copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza da garantire su tutto il territorio nazionale. Meglio sarebbe agire su una reale presa in carico in particolare dei cronici, ridefinire le Cure Primarie, costruire i registri di patologia, programmare le prestazioni necessarie anche attraverso il coinvolgimento dei medici di medicina generale e informare correttamente i pazienti coinvolti nei percorsi di cura e assistenza. Pertanto noi chiediamo che il Governo non consideri prioritari esclusivamente gli equilibri di bilancio, seppur sacrosanti in un momento di difficoltà della finanza pubblica, ma anche i diritti dei cittadini che sono prioritari rispetto all’esercizio contabile. Considerando inoltre che, se questo esempio viene dal livello centrale, sarà praticamente inevitabile che a livello decentrato, le Aziende Sanitarie e le Regioni avranno l’imperativo di contenere i costi, erogare meno prestazioni, tanto da spingere i cittadini a considerare il loro sistema sanitario un organismo di cui, nel tempo, non si sentiranno più parte”.

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