Caso moglie del pm in Regione, RaS: adottare codice etico

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Il capogruppo regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino
Il capogruppo regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino
Il capogruppo regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino

GENOVA. 30 MAG. «Se a gennaio la Regione avesse adottato il codice etico, come chiedevamo noi, oggi non esisterebbe un caso Bruzzone».

Lo ha dichiarato oggi il consigliere regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino, sconcertato dalla vicenda che in questi giorni vede coinvolto il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone, l’ddetta alla segreteria di presidenza Anna Cavallini e il dirigente regionale Afra Serini, la moglie del pm Alberto Lari assunta durante la presidenza Monteleone (Udc) e confermata da Boffa (Pd) ma non confermata dal leghista con il cambio di maggioranza e la scadenza dell’incarico fiduciario di capo di gabinetto.

«Se fosse confermata dalle indagini dei magistrati – ha spiegato Pastorino – questa vicenda rappresenterebbe un fatto molto grave per la dignità dell’istituzione: a maggior ragione merita un castello accusatorio vero, e non semplici supposizioni. A differenza di chi, nel giro di pochi giorni, è passato dagli elogi interessati a condanne sommarie, noi preferiamo una linea più rigorosa: non ci bastano gli indizi per arrivare a sentenza. Ben venga qualsiasi atto che faccia chiarezza sul caso: ci auguriamo che siano chiariti alcuni passaggi già nell’ufficio di presidenza di mercoledì prossimo, e comunque chiediamo che sia messa al più presto all’ordine del giorno la discussione del codice etico».

 

Pastorino ha inoltre ricordato che, a inizio anno, un accordo fra partiti di maggioranza e opposizione aveva bloccato la mozione con cui Rete a Sinistra chiedeva l’adozione del “codice etico per la buona politica”.

 

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