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CASO ILVA-TARANTO: EMERGONO INTERCETTAZIONE DELLE FIAMME GIALLE SU PRESUNTI ACCORDI PROPRIETA’-PERITO DEL PM. OMBRE DI CORRUZIONE

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TARANTO 15 AGO. Caso spinoso “Ilva”-Taranto. Ora emergono intercettazioni per camuffare i dati e possibile corruzione. Come se non bastasse “il pasticciaccio brutto” in cui è finito il più grande impianto siderurgico italiano ed europeo, tra sequestri, scioperi, braccia di ferro magistratura-Governo, ecco nuove sorprese: intercettazioni fin’ora inedite sono contenute nell’informativa della Guardia di Finanza che ha dato vita al fascicolo per corruzione in atti giudiziari contro Girolamo Archinà, il responsabile delle Pubbliche Relazioni dell’Ilva che il Presidente della azienda Bruno Ferrante ha licenziato pochi giorni fa.

Le Fiamme Gialle partono dall’ormai famoso incontro fra Archinà e Lorenzo Liberti di fine marzo 2010 – consulente tecnico dei magistrati – che secondo la Procura avrebbe ricevuto da Archinà 10mila Euro per favorire il gruppo siderurgico nelle relazioni da consegnare ai pubblici ministeri e finiscono col disegnare uno scenario inquietante di accordi sottobanco, tentativi di condizionamenti, versioni da costruire a tavolino per la stampa.

L’episodio Archinà-Liberti viaggia su una strada giudiziaria autonoma ma è finito nelle indagini che hanno portato al sequestro dello stabilimento circa un mese fa e ai domiciliari per otto persone (fra le quali Emilio Riva, proprietario dell’Ilva, e suo figlio Nicola) perché il giudice Patrizia Todisco lo ha citato riferendosi alla capacità di inquinamento delle prove della famiglia Riva.


I fatti in mano alla Procura tarantina dai verbali trascritti della G.d.F.
Il 27 marzo 2010 il responsabile della Pubbliche Relazioni Ilva e il perito del Pm si sarebbero visti, in modo alquanto sospetto, in un’area di servizio della A14, nei pressi di Taranto. Secondo la Guardia di finanza, i due si sarebbero scambiati una busta contenente, per l’appunto,10 mila Euro. E l’importo sarebbe stato confermato da alcune intercettazioni risalenti a pochi giorni prima: “Non potevo parlare prima… per domani mi prepari dieci?” – dice Archinà a un funzionario dell’Ilva. Che chiede: “Da cento? Da cinquecento?”. E Archinà risponde: “Da cinque, sì da cinque”. Il cassiere dell’azienda, però, sembra avere qualche problema di taglio delle banconote e, il giorno successivo avvisa Archinà: “Senti i soldi li ho qua, ma sono tutti da cento e da cinquanta…non ce ne avevano da cinquecento”. Ma lo stesso Archinà sembra non preoccuparsi più di tanto: “Eh va bene… Devo portare la valigetta vuol dire”. Ma il cassiere lo tranquillizza: “Va bèh, è una busta, in tasca entra”.

In una chiamata del 31 marzo 2010 Archinà parla di Liberti con Fabio Riva: “Io ritengo che sia oramai… sta in linea con quelle che sono le nostre esigenze”. Liberti aspetta dall’Arpa (Agenzia Regionale Protezione e Ambiente pugliese) alcuni dati sui rilevamenti della diossina. “E diamoglieli noi, dai!” dice Fabio Riva. E Archinà: “In modo che io potrei lavorargli… a dire… sulla quantità piuttosto che sul profilo”. “Darglieli in anteprima – traducono i Finanzieri – significa che così Archinà potrà iniziare a lavorare sul Liberti affinché (…) attesti che comunque le emissioni di diossina prodotte dal siderurgico siano in quantitativi notevolmente inferiori a quelli accertati all’esterno”.

Scrive ancora la Finanza: “Emerge come anche a livello ministeriale servano i contatti non propio istituzionali per ammorbidire alcuni componenti della Commissione Ipcc-Aia. Con i predetti le relazioni vengono mantenute da tale Vittoria Romeo”:
Romeo: “Dicevo ad Archinà, se Palmisano che è quello della Regione, tira fuori l’argomento in Commissione, siccome l’Arpa deve ancora dare il parere sul barrieramento (le barriere contro le polveri sottili dei parchi minerari, n.d.r. ) e a noi serve un parere positivo… non vorrei che quelli… siccome c’è l’Arpa.. fanno un parere negativo”.

Fabio Riva: “È chiarissimo. Però siccome noi non possiamo assolutamente coprire i parchi perché non è fattibile… tanto vale rischiarla così”.

Romeo: “Valutiamo se la cosa in questi giorni la teniamo al livello di Ticali, Pelaggi, Mazzoni (presidente e membri della commissione ministeriale Ipcc, ndr ) oppure…”.

Fabio Riva: “No, picchiamo duro… appena c’è l’occasione picchiamo come fabbri”.

È sempre Archinà che in un’altra telefonata spiega al suo interlocutore. “Mi sto stufando… io so’ stato accusato di mantenere tutto sotto coperta, però nulla è mai successo… quando abbiamo sposato la linea che sicuramente è più corretta, della trasparenza… La situazione è complicata e se non si ha l’umiltà di dire ritorniamo tutti a nascondere tutto…”.

Il 29 giugno 2010 Liberti viene a sapere dall’ingegnere Roberto Primerano che la Procura di Taranto vuole un incidente probatorio e s’infuria: “Cerca di appurare qualcosa, và dal magistrato” se la prende col pubblico ministero Mariano Buccoliero. “Che soggetto da guerra” – dice. “Ma vada a…, sto cretino! Antipaticissima sta storia (…) ma si prenda consulenti i vigili del fuoco e se la veda con loro, non ci rompa più le scatole a noi!”.

Il 15 luglio 2010 Archinà e Fabio Riva incontrano il Governatore della Puglia Nichi Vendola per discutere di Ilva. Dopo l’incontro Fabio Riva parla con suo figlio Emilio e gli dice che l’incontro è andato bene. “Emilio suggerisce di fare un comunicato fuorviante” – annotano i Finanzieri: “Si dice…si vende fumo, non so come dire! Sì, l’Ilva collabora con la Regione, tutto bene…”.

L’inchiesta va avanti, tra fumi e veleni, veri e metaforici…

Marcello Di Meglio

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