Cambio al vertice a Marassi, arriva Maria Milano

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cambio al vertice nel carcere di marassi
cambio al vertice nel carcere di marassi

GENOVA. 20 NOV. Cambio in vista alla guida del carcere genovese di Marassi: con un provvedimento ministeriale, l’attuale direttore Salvatore Mazzeo è stato infatti destinato in servizio agli Uffici del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Torino.

Al suo posto, alla guida della Casa Circondariale in piazzale Marassi, il dirigente Maria Milano, già direttore dei penitenziari di Chiavari e Pontedecimo e provveditore vicario della Liguria. Immediata la decorrenza dei provvedimenti.

“Auguro ogni fortuna professionale a Salvatore Mazzeo, che gode della stima e dell’affetto non solo del SAPPE ma di tutte le poliziotte ed i poliziotti di Marassi, commenta Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. Mazzeo è un dirigente serio, motivato e innovatore sotto il profilo della gestione del personale e dei detenuti. Con lui non sono mancati, come è normale che sia, contrapposizioni sindacali, ma i nostri rapporti sono stati sempre franchi, cordiali e leali. Gestire tredici anni un carcere tra i più complessi d’Italia non è cosa semplice, e Mazzeo l’ha saputo fare bene non senza poche difficoltà. Si tenga conto dell’eterogeneità della popolazione detenuta di Marassi, con un’altissima presenza di stranieri, e la significativa carenza di poliziotti in organico. Eppure Mazzeo è stato innovativo anche sotto il profilo dell’impiego di detenuti in lavori di pubblica utilità, ad esempio destinando molti di loro a pulire il greto del fiume Bisagno o i viali del Cimitero di Staglieno, raccogliendo anche le nostre sollecitazioni ad un impiego della Polizia Penitenziaria sul territorio quale presidio di sicurezza e legalità. Non è comunque, il suo, un addio: Mazzeo ha infatti un provvedimento non di trasferimento ma di missione, ossia un provvedimento temporaneo”.

 

Capece augura buon lavoro al neo direttore Maria Milano: “Le criticità del carcere di Genova Marassi sono note a tutti. Il personale di Polizia Penitenziaria deve avere un dirigente vicino, attento e sensibile alle nostre criticità operative. Sarà infatti anche vero che in cinque anni, a livello nazionale, i detenuti in carcere sono scesi del 23% – a Marassi no! – ma i problemi restano, eccome. Sempre alta è la tensione nelle carceri: lo dicono i numeri degli atti di autolesionismo, dei suicidi, dei tentati suicidi sventati in tempo, delle risse. Ma ancor di più lo testimoniano le colluttazioni, i ferimenti, le aggressioni contro i poliziotti penitenziari, che sono addirittura in aumento rispetto al passato. E questo è grave e inaccettabile”.

Per il SAPPE, “la soluzione, anche a Marassi, non può certo essere il sistema di ‘vigilanza dinamica’. E’ rieducativo, da un senso alla pena detentiva far stare molte ore al giorno i detenuti fuori dalle celle senza però fargli fare assolutamente nulla? Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Polizia Penitenziaria – pesantemente sotto organico a Marassi – sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza. Io credo che si debba percorrere la strada intrapresa da tempo da Salvatore Mazzeo: bisogna dare lavoro ai detenuti. La pena detentiva senza far nulla determina una pericolosa apatia e favorisce la tensione. Eppure, chi sconta la pena in carcere ha un tasso di recidiva del 68,4%, contro il 19% di chi fruisce di misure alternative e addirittura dell’1% di chi è inserito nel circuito produttivo”, conclude Capece.

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