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Bufale in rete: Facebook sotto accusa

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Facebook | “Sei tu in questa foto?”, non cliccate è un virus

MILANO.19 DIC. Facebook, il maggiore sito social annuncia nuovi strumenti per “scoprire” le fake news cioè le notizie false, che prossimamente saranno evidenziate nelle bacheche attraverso un bollino rosso. Ma gli editori americani dichiarano: «Per ottenere notizie attendibili servono investimenti.»

Facebook, nelle scorse settimane ha negato ogni responsabilità sul’esito del voto presidenziale americano, con la vittoria, del candidato Repubblicano Donald Trump e la sconfitta dell’antagonista democratico Hillary Clinton. Facebook è corsa presto ai ripari e nei giorni scorsi ha annunciato che verrà data agli utenti la possibilità di segnalare gli articoli falsi grazie alla collaborazione con siti di news e di fact checking come Snopes, Abc News, Associated Press, FactCheck.org e Politifact che verificheranno l’autenticità di notizie e storie sospette.

Questi provvedimenti saranno utili? Su questi rimedi Wall Street Journal è molto critico perché è una bufala quella che si racconta che Hillary Clinton ha perso le elezioni presidenziali a causa delle fake news che avrebbero avvicinato gli elettori in modo decisivo a Donald Trump: “Non esiste alcuna prova”, scrive il giornale americano, “che notizie false come quella del supporto del Papa a Trump abbiano influito sul voto degli americani”.


I nuovi strumenti, in via di sperimentazione, permetteranno all’utente di fare una segnalazione di una notizia falsa e di inviare un messaggio all’amico che l’ha condivisa e diffusa. Le notizie false perderanno credibilità, così come le testate che le ospitano e non saranno in evidenza in bacheca. Sarà compito dei media scelti di controllare se si tratta davvero di una bufala: in tal caso, la news apparirà con un bollino rosso e il marchio “disputed by third party fact-checkers”, pur se sarà sempre possibile condividerla.

Il problema sta nella difficoltà di distinguere il vero dal falso: Il modello di business di Facebook, lanciato il 4 febbraio 2004, si basa sul guadagno generato dalle notizie prodotte da altri, ma il giornalismo di qualità richiede investimenti perchè difendere gli alti standard di esattezza è costoso. ABov.

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