Boss negozi cinesi era latitante, ma girava in Jaguar: preso

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Un negozio cinese in una foto d'archivio

GENOVA. 28 SET. Nei giorni scorsi, dopo oltre un anno, è terminata a Cantù (CO) la latitanza di un imprenditore cinese 33enne, ricercato per un provvedimento di carcerazione, dovendo scontare una pena di 8 anni e 7 mesi, relativa a 11 condanne per  violazioni  del testo unico delle leggi doganali, introduzione di prodotti con segni falsi, ricettazione, uso di marchi e segni contraffatti spaccio di sostanze stupefacenti, violenza sessuale, lesioni e uso di atto falso.

I reati erano stati commessi a Genova, Milano e La spezia nel periodo compreso tra il 2004 e 2008.

Il 33enne è stato individuato a bordo di una fiammante Jaguar dopo essere stato pedinato a Genova e successivamente fermato a Cantù. Il malvivente si era reso irreperibile nel luglio 2015. Gli accertamenti consentivano di acclarare che il boss cinese, venuto a conoscenza del mandato di cattura, era rientrato in Cina.

 

Tuttavia, i controlli e le verifiche sullo stato patrimoniale (avendo quote di società relative ad oltre 20 punti vendita di abbigliamento ubicati tra Genova, Milano, Pavia,  Bergamo, Como, Alessandria, Vigevano, Treviso, Parma, Sassuolo), nonché prolungati servizi di osservazione svolti dai Carabinieri della Sezione Catturandi del Nucleo Investigativo di Genova pressi gli esercizi commerciali di Genova, siti in via Sestri, piazza Banchi e via San Vincenzo, permettevano di stabilire che il furbetto era rimasto in Italia e, per sfuggire all’arresto, aveva iniziato ad indossare occhiali da vista e  fatto crescere  capelli e barba.

L’imprenditore cinese, all’atto del controllo, esibiva documenti d’identità falsi. Nel corso della perquisizione personale e dell’autovettura Jaguar  venivano rinvenuti 40.000 euro in contatti di cui quasi 36.000 occultati nel vano della ruota di scorta, oltre ad assegni, carte di pagamento e altro riconducibile ai negozi di abbigliamento.

 

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