Bagni Marina Genovese: “Un altro anno se ne va”

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La rabbia dei lavoratori della Bagni Marina Genovese di cui i San Nazaro fanno parte
La rabbia dei lavoratori della Bagni Marina Genovese di cui i San Nazaro fanno parte
La rabbia dei lavoratori della Bagni Marina Genovese di cui i San Nazaro fanno parte

GENOVA. 26 AGO. Nota che ha dell’ironico quella dei lavoratori dei Bagni Marina Genovese e delle segreterie sindacali di Fp Cgil, Fp Cisl e Uil FplE.

I sindacati fanno presente come non si profilino soluzioni per i problemi lavorativi dei dipendenti dei Bagni Marina Genovese da più di 10 anni impegnati in una lotta per passare dall’attuale part time di 4 mesi annui al tempo pieno.

“Questa trasformazione del tempo lavoro – scrivono le segreterie sindacali e i lavoratori – è un impegno che il Comune di Genova, ente proprietario della Società, si era assunto a partire dagli atti costitutivi della stessa e che non ha mai mantenuto.

 

Nel 2001 la società Bagni Marina Genovese, fortemente voluta dall’amministrazione di allora, nasceva dalla privatizzazione dell’Azienda Bagni direttamente gestita dal Comune con l’ambizione di ‘svolgere attività di organizzazione, promozione diffusione della pratica di qualsivoglia sport, organizzazione e gestione del tempo libero, di intrattenimenti di qualsivoglia natura, gestione di impianti sportivi, bar, ristoranti tavole calde locali notturni e diurni, discoteche sale da ballo, impianti ed attrezzature di qualsivoglia genere ivi compresa la gestione di stabilimenti balneari e di spiagge libere attrezzate,nonché il noleggio di attrezzature di ogni tipo’ come da Statuto 2001.

Di fronte a tale prospettiva fu facile per l’amministrazione convincere i lavoratori dell’azienda bagni a impegnarsi in una nuova un’azienda che in poco tempo avrebbe garantito loro la piena occupazione e lo sviluppo delle professionalità esercitate.

Dopo 14 anni di immobilismo o addirittura di contrazione della società è difficile credere ad ulteriori promesse che non possono che configurarsi come una presa in giro atta a sopravvivere, a fronteggiare la stagione corrente, nella totale insicurezza per quella successiva.

In questo contesto diventa sempre più difficile per i lavoratori svolgere normalmente la propria attività.

Nel 2001 la società si costituiva con un organico composto da 70 addetti che svolgevano attività presso 3 stabilimenti: San Nazzaro, Scogliera, Janua. Attualmente gli stessi 3 stabilimenti funzionano con circa 40 dipendenti.

E intanto passa anche il 2015 !!!!!!!

Pertanto i lavoratori riunitisi in assemblea il 25 agosto 2015 esprimono pubblicamente vivo disappunto oltre che per le posizioni di chiusura che l’amministrazione comunale continua a mantenere nei loro confronti anche per la cattiva e inaffidabile gestione della società.

Come si può conferire fiducia a chi, ieri, dava in gestione a terzi lo stabilimento Janua di Vesima, giustificandone la necessità nel recupero di personale da utilizzare nei rimanenti impianti altrimenti impossibilitati a funzionare per carenza di personale e oggi riprende la gestione diretta dello stabilimento e lo riapre con lo stesso organico complessivo di allora?

Quanto può essere affidabile chi afferma che la possibilità di trovare lavoro aggiuntivo per i dipendenti va ricercata all’interno dello sviluppo delle attività dell’azienda e nel momento in cui i lavoratori propongono di gestire direttamente il bar dello stabilimento, cosa statutariamente prevista, preferisce appaltare il servizio senza un ritorno economico significativo o addirittura non darlo proprio.

Ormai da troppo tempo si fronteggiano le stagioni balneari in modo approssimativo, con un organico ridottissimo, chiedendo ai lavoratori uno sforzo eccezionale, con false promesse di miglioramenti futuri, sfruttando il bisogno di lavorare, la fiducia e il senso di responsabilità dei dipendenti, che, nel tempo, si è dimostrato essere, di certo, superiore a quello dei dirigenti che si sono avvicendati in azienda.

E’ ora che amministratori e dirigenti dicano con chiarezza se vogliono abbandonare gli stabilimenti balneari che rappresentano un pezzo di storia e di cultura della città, a una lenta fine nel progressivo degrado oppure, come ci auspichiamo, prendano una decisione che superi l’ottica miope e sterile nella quale si sono arroccati e trovino una soluzione che rilanci veramente il servizio e dia un lavoro dignitoso a questi dipendenti che senza paura di essere smentiti potremmo definire i più vecchi precari dell’amministrazione genovese”.

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