Azioni & soddisfazioni. L’armonia dell’ agire individuale

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L' agire individuale
L' agire individuale
L’ agire individuale

GENOVA. 20 FEB. E’ immediato, quantomeno prudente, notare, non solo nel titolo, bensì in ciascuno di noi, l’assonanza estetica e l’armonia funzionale  tra azione e soddisfazione.

Affronto così l’argomento, postulando nella sola volontà di agire una dimora del buon umore, del soddisfacimento e raggiungimento di uno stato di benessere. Proattività essenziale.

Stante la premessa, si può (volendo) ben esprimere la qualità quotidiana attraverso un’equazione elementare, imperniata sulla variabile dell’agire individuale.

 

Per converso, la presupposta, immobilizzante idea di fallire, il timore di esporsi al ludibrio di una “sconfitta”, contrasta nettamente con l’idea del benessere. Se ad ogni azione corrisponde la re-azione della possibilità del suo fallimento, il proposito, qualunque esso sia, si arena irrimediabilmente, si sfrangia. Si incaglia e rovina tra gli scogli, come una nave a seguito di un naufragio, naufragandone l’umore.

Il processo mentale, in tal senso, ha una sua soluzione teorica istintiva: considerare l’azione in quanto tale, estraniandola da compressioni sociali e da previsioni od aspettative.

Si veda come, procedendo nel discorso, gli elementi in gioco, in sé totalmente fisiologici, assumano tuttavia una faticosa digeribilità ed un’incidenza macchinosa, nella intellezione e nell’esito.

Così, nel tratteggiare il coacervo di contrastanti emozioni che ogni decisione determina, sarà possibile prodigarsi oltremodo in labirintiche riflessioni. E smarrirsi, nel ponderarne e tentare di prevederne l’efficacia.

Sarà altresì residualmente possibile affrontare la questione, isolando, come avviene in taluni esperimenti scientifici, l’ambito d’intervento ed esonerarci da comparazioni plutarchiane, spesso conducibili a climi da “resa dei conti” e da “sfide all’OK corral”.

Svincolarci dall’ allarme rosso del nostro giudizio e di quello, implacabile, degli altri, orienta ed identifica il risultato nell’idea stessa, nella sua stessa  volontà.

Non c’é vittoria (tantomeno, sconfitta) globale e definitiva (in verità, sempre aleatoria); bensì susseguente al mero agire individuale e valida in quanto espressione di un’idea di sé.

In altri termini, il semplice agire, prima ancora del risultato come obiettivo, assolve ed incardina la nostra originaria funzione: essere.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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