‘Astrosamantha’ Cristoforetti al Ducale – foto

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Samantha Cristoforetti al Festival della Scienza
Samantha Cristoforetti al Festival della Scienza
Samantha Cristoforetti al Festival della Scienza

GENOVA. 31 OTT. Ha mantenuto la promessa dello scorso anno, e dopo il video-collegamento dal Kazakistan è venuta ieri al Festival della Scienza: Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana nello spazio, è accolta a Palazzo Ducale come una star. «Un Ulisse moderno alla ricerca dell’infinito», la presenta il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini.

È tra gli ospiti più attesi del Festival @AstroSamantha, che su Twitter ha raccontato al mondo la sua avventura tra le stelle. Ingegnere meccanico di 38 anni e capitano dell’Aeronautica, tra novembre 2014 e giugno 2015 è stata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale con la missione Futura. Ben 199 giorni: il record di sempre per una donna.

La Sala del Maggior Consiglio piena di gente, il presidente del Festival Manuela Arata e il direttore Vittorio Bo sono entusiasti: «Lo scopo del festival è proprio questo, che la scienza diventi parte della nostra vita».

 

Cristoforetti racconta la sua storia a un pubblico incantato partendo dal decollo di Baikonur, proprio come Yuri Gagarin. «Eravamo un’italiana, un russo e un americano», sorride. «Sembra l’inizio di una barzelletta». Ricorda la partenza, quando tutto si è illuminato a giorno: il razzo che si disintegra, la capsula di sette metri dove è seduta che esce dall’atmosfera. Destinazione Stazione Spaziale Internazionale, a 400 chilometri dalla Terra. «Là dentro si respira un’aria con la stessa composizione di quella che abbiamo qui. Ma non c’è la stessa gravità: c’è la cosiddetta microgravità, ovvero l’assenza di peso». Proprio per questa particolare situazione gli esperimenti scientifici sono numerosi. Innanzitutto si raccolgono sangue e urine, che vengono congelati per essere studiati a Terra in condizioni normali. Poi c’è il Drain Brain, che analizza i flussi di sangue nel corpo, e il Blind and Imagined, con le telecamere che studiano l’apparato vestibolare, gli adattamenti del cervello e le modifiche dei movimenti.

Tra i compiti principali sull’ISS c’è la manutenzione della navicella e l’assemblaggio dei nuovi pezzi, che vengono portati fuori con un carrello e afferrati da un braccio meccanico. Durante la permanenza sono state fatte tre passeggiate spaziali: ci si allena con faticose camminate sott’acqua, nella piscina del centro spaziale di Houston, in Texas. «Io non sono mai uscita nello spazio perché il mio compito non era quello», spiega Cristoforetti senza alcun rammarico. «La mia responsabilità era organizzare le passeggiate e assemblare la tuta di chi usciva. È un lavoro molto lungo che richiede almeno 5 ore». Ma non c’è solo lavoro sull’ISS. «I colleghi diventano la tua famiglia. E bisogna cercare, nonostante si viva in pochi metri quadri, di passare del tempo insieme. Succede durante i pranzi e soprattutto le cene. E i momenti più belli sono state le feste: abbiamo fatto i compleanni di tutti e i Natali, quello cristiano e quello ortodosso». Tra gli episodi più divertenti della missione c’è stato sicuramente il taglio dei capelli dell’astronauta, un vero e proprio lavoro di squadra con l’americano che sforbiciava e il russo che aspirava le ciocche con un piccolo aspirapolvere.

Cristoforetti ha raccontato la vita quotidiana nei minimi particolari, dalla camera da letto al menu. Ci si corica nel sacco a pelo, in uno spazio grande come un cabina telefonica. «Io preferivo dormire galleggiando, ma c’è chi si fa legare perché vuole avere la sensazione del peso». Lo sport è obbligatorio per due ore al giorno, dal sollevamento pesi alla corsa sul tapis roulant (ci sono dei ganci che legano gli astronauti alla pedana). Tra i beni più preziosi l’acqua, che viene riciclata e depurata anche dalle urine. «E così quando bevi il caffè, sai che è lo stesso che berrai domani», scherza con un pubblico divertito.

Il punto preferito sull’ISS è per tutti lo stesso, una cupola vetrata che consente di vedere l’orizzonte. È da lì che vengono scattate le fotografie che Cristoforetti ha condiviso sui social. «I momenti magici sono le notti di luna piena. Vedi le stelle e al tempo stesso la Terra illuminata. A me piaceva cercare i siti dell’Unesco, per guardare dall’alto i luoghi che hanno scritto la storia del nostro pianeta». L’aurora è uno spettacolo meraviglioso, e così i tramonti, gli uragani, i deserti e gli oceani coperti di nuvole. L’astronauta mostra “le piste di atterraggio degli extraterrestri”, in realtà miniere di litio, il Corno d’Africa, l’orizzonte con i suoi colori vivi. A un certo punto si ferma su un’immagine tagliata in orizzontale, blu in basso, verde in alto. «La riconoscete? Era il 24 aprile. Se eravate qua, siete in quella foto». È Genova vista dallo spazio. E scatta il tripudio del pubblico.

C’è ancora tempo per il video-collegamento dal Texas del maggiore Luca Parmitano, che spiega l’empatia tra la gente comune e gli astronauti. «È una questione di equilibrio, tra la nostra immagine di persone normali – come il vicino di casa o il compagno di squadra – e il professionista che va nello spazio. Di certo abbiamo un privilegio straordinario, ed è importante comunicarlo perché i giovani hanno il futuro nelle loro mani. Il nostro piccolissimo contributo è proprio questo: accendere la scintilla della loro passione». (nelle foto di Marco Marchelli: alcuni momenti dell’incontro a Palazzo Ducale, nell’ambito del Festival della Scienza, con l’astronauta Samantha Cristoforetti, nell’ultima foto il primo astronauta italiano che era presente a Palazzo Ducale Franco Egidio Malerba).

 

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