Assolvetela: non poteva chiudere le scuole. Però musei e cimiteri sì

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Alluvione 2011: l'ex sindaca di Genova Marta Vincenzi condannata in primo grado a 5 anni
Alluvione 2011: l'ex sindaca di Genova Marta Vincenzi
Alluvione 2011: l’ex sindaca di Genova Marta Vincenzi

GENOVA. 7 LUG. Secondo il Comune di Genova, anche Marta Vincenzi va assolta per i fatti dell’alluvione di quel maledetto 4 novembre 2011 (sei morti tra cui due bimbe).

“I presidi fecero uscire gli alunni dagli istituti scolastici. Arpal non diede le giuste e precise informazioni. Il Comune di Genova quel giorno fece il possibile, ma il tragico evento fu troppo grande e devastante. Inoltre, il giorno prima dell’alluvione, non si sapeva neppure dove le bombe d’acqua avrebbero colpito e quindi non si potevano chiudere indiscriminatamente tutte le scuole. Pertanto, sul banco degli imputati, dovrebbero sedere pure il dirigente scolastico, oltre ai tecnici di Arpal ed al previsore di Tursi”.

E’ quanto, in sintesi, sostiene l’avvocato Andrea Vernazza, legale di Palazzo Tursi, che oggi ha tenuto la sua arringa difensiva al processo sull’alluvione di 5 anni fa in cui sono imputati l’ex sindaca Marta Vincenzi e l’ex assessore comunale Francesco Scidone.

 

Secondo Vernazza, i politici e i “tecnici” comunali Delponte, Cha, Gambelli e Gabutti vanno assolti. Le accuse sono di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, falso (per il verbale taroccato) e calunnia. Per Gabutti solo di falso.

Peraltro, durante la riunione del 3 novembre al Matitone, gli esperti avevano indicato che con ogni probabilità le bombe d’acqua sarebbero cadute su Genova nel pomeriggio e non all’ora dell’uscita dei bimbi dalle scuole. Inoltre, erano stati previsti tra i 120 e i 400 millimetri di pioggia (nelle Cinque Terre ne scesero 500 millimetri).

Tuttavia, quanto sostenuto dall’avvocato del Comune di Genova appare in contrasto con altre decisioni assunte dalla giunta Vincenzi.

La sindaca, infatti, non fece chiudere le scuole a scopo preventivo, ma ordinò la chiusura “indiscriminata” e fin dal mattino di tutti i cimiteri, parchi, sottopassi, varchi a mare, vietando ai senzatetto di dormire all’aperto in spiaggia o di rifugiarsi sotto ai ponti. Di più. Tursi fece chiudere addirittura i musei, a tutela dei dipendenti comunali e dei visitatori.

In altre parole, l’ex sindaca e l’ex assessore il giorno prima dell’alluvione percepirono già un pericolo. Però non si capisce per quale motivo il Comune fin dal mattino chiuse “indiscriminatamente” quasi tutto, ma non le scuole, con il possibile rischio che pure genitori e bimbi finissero intrappolati.

In riferimento ai tragici fatti dell’alluvione, alle accuse del pm Luca Scorza Azzarà (il quale ha chiesto una pena di 6 anni di reclusione) e alle colpe ipotizzate dai legali dei famigliari delle vittime, dal punto di vista squisitamente politico non si può ignorare la circostanza che, l’inverno precedente, le scuole genovesi furono invece chiuse per l’annuncio di una semplice nevicata in città. In quel caso, ci furono lamentele e mugugni di tantissimi genovesi perché poi praticamente non nevicò.

Pochi mesi dopo, il 3 novembre 2011, ossia quando i vertici comunali erano impegnati al Matitone per stabilire il da farsi e quali ordinanze emanare, si sapeva già che nel 2012 si sarebbero svolte le elezioni primarie del centrosinistra e poi quelle per il nuovo sindaco. Quel giorno l’ex assessore Scidone, fra le altre cose, dalla sala operativa dichiarò: “I genitori potranno quindi scegliere se mandare i figli a scuola e non modificare la routine quotidiana”. Fabrizio Graffione

 

 

 

 

 

 

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