Arrestato ed assolto: niet del Porto a spese legali per Novi

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Il pm Walter Cotugno: la sua inchiesta sul porto si era conclusa con un buco nell'acqua
Il pm Walter Cotugno: la sua inchiesta sul porto si era conclusa con un buco nell'acqua
Il pm Walter Cotugno: la sua inchiesta sul porto si era conclusa con un buco nell’acqua

GENOVA. 14 MAG. L’inchiesta, conclusasi con un buco nell’acqua, aveva sconvolto il porto e la città. Il povero Paride Batini, storico console della Culmv, riabilitato post mortem. L’ex presidente Giovanni Novi ingiustamente riempito di fango. Ha perso tutto, anche la moglie.

Luigi Merlo (recentemente nominato consulente del ministro Graziano Delrio) non lo aveva difeso. Anzi, da imperfetto garantista, aveva dato ragione ai pm e l’Autorità portuale si era costituita parte civile con il professorone e avvocato torinese Carlo Federico Grosso. Dopo l’assoluzione definitiva, a dire di Novi, Merlo e gli altri non gli hanno mai scritto una riga di scuse.

Adesso l’Autorità portuale, forte di un parere dell’Avvocatura di Stato, gli ha negato pure il rimborso delle spese legali: un milioncino di euro che forse dovremo comunque pagare noi contribuenti perché i legali dell’ex presidente hanno ovviamente fatto ricorso.

 

Nel 2008, il giorno prima della scadenza del suo mandato, Giovanni Novi era stato arrestato come presidente dell’Autorità portuale di Genova per presunti fatti avvenuti nell’esercizio delle sue funzioni, ma si sapeva già che non aveva rubato neppure un euro.

Una roba quasi in stile hollywoodiano, con la Guardia di Finanza arrivata sotto casa sua: “Non potevano farlo in ufficio alle 15. No. Per due volte li avevo invitati a salire per dirmi di che cosa si trattava. Mi avevano risposto che dovevano aspettare una persona. Infine, presenti i fotografi e gli operatori Tv, erano entrati con l’ordinanza del giudice. A quel punto, mia moglie è crollata. Non si è mai più ripresa”.

Poi la scomparsa, per crepacuore, della moglie ed ex assessore regionale Nucci Ceppellini Novi e il diniego di taluni magistrati genovesi a visitarla in clinica, sul letto di morte. Una decisione per molti crudele ed inaudita. Poi revocata nel penultimo giorno di vita della donna anche per il coraggioso intervento dei figli, che avevano protestato.

Quindi il processo, durato anni. La prima assoluzione da 12 capi d’imputazione su 13. La rinuncia alla prescrizione e l’accettazione del pericolo di essere condannato. Infine, la definitiva conferma dell’assoluzione da tutti i reati, inizialmente contestati dal pm Walter Cotugno, che non è stato neanche trasferito da Genova ad altra sede.

In tutta questa brutta vicenda, non solo i rappresentanti della giustizia di Stato, ma anche quelli dell’Autorità portuale genovese hanno speso tempo e fior di soldi pubblici per dare addosso ad una persona che non se lo meritava. Tra l’altro, vi era stato anche uno scontro fra l’ex procuratore Francesco Lalla e taluni intoccabili del nostro Palazzo di giustizia.

Giovanni Novi, per il tramite dei suoi legali, nei giorni scorsi ha giustamente chiesto il conto pure all’Autorità portuale. Tuttavia, gli hanno risposto picche e si sono rivolti all’Avvocatura di Stato, che ha condiviso perché il ruolo di presidente sarebbe da considerare “onorario” e non di dipendente. Pertanto, a differenza degli altri dipendenti, Novi non sarebbe da rimborsare per le spese legali sostenute.

L’ex presidente ha sostenuto che pure la Corte di Giustizia Europea ha equiparato il ruolo di presidente a quello di un dipendente. Inoltre, se Novi fosse stato solo una figura onoraria, ossia priva di poteri e responsabilità, non si capisce perché la magistratura lo avesse indagato, arrestato ed imputato.

Oltre a quel milioncino di euro, forse dovremo pagare qualche decina di migliaia di euro in più. I legali forse gongoleranno. I cittadini contribuenti no. Fabrizio Graffione

 

 

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