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Arci: giudice revoca divieti Alassio e Carcare. Diritto a sicurezza sanitaria non prevale

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Migranti (foto di repertorio)

GENOVA. 30 LUG. “Comuni di Alassio e Carcare. Il Tribunale di Genova ordina di revocare le due delibere discriminatorie contro migranti e senza dimora. Una vittoria delle associazioni promotrici ARCI, Avvocato di strada Onlus, ASGI e Federazione Regionale Solidarietà e Lavoro”.

Ieri i rappresentanti delle associazioni pro migranti hanno comunicato così la decisione del Tribunale in merito al caso delle ordinanze emesse l’anno scorso dai sindaci del Ponente ligure “allo scopo di tutelare e garantire il diritto alla sicurezza sanitaria di tutti i cittadini”.

I provvedimenti, infatti, prevedono sostanzialmente il divieto di dimora, anche occasionale, sui territori comunali, per tutte le persone prive di certificato sanitario, ovvero che non si sottopongono a visite e normali cure, provenienti da Paesi ad alta incidenza di malattie infettive potenzialmente pericolose per la salute degli altri.


“Il Tribunale di Genova (Giudice Unico Dott. Laura Casale) – hanno spiegato le associazioni che si sono rivolte al giudice civile – ha accolto il ricorso per condotte andiscriminatorie dei Comuni di Alassio e Carcare presentato da ARCI, Avvocato di strada Onlus, ASGI Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Federazione Solidarietà e Lavoro di Genova, difesi dagli Avv. Alberto Guariso, Emilio Robotti e Alessandra Ballerini.

Il ricorso era stato presentato contro due ordinanze. L’ordinanza del Comune di Alassio vietava alle ‘persone prive di fissa dimora, provenienti da Paesi dell’area africana, asiatica e sud americana, se non in possesso di regolare certificato sanitario attestante la negatività da malattie infettive trasmissibili, di insediarsi anche occasionalmente nel territorio comunale’. Analogamente, l’ordinanza del Comune di Carcare, vietava la ‘dimora, anche occasionale, di persone provenienti da paesi dell’area africana o asiatica presso qualsiasi struttura di accoglienza, prive di regolare certificato sanitario attestante le condizioni sanitarie e l’idoneità a soggiornare’.

Per le persone bersaglio dell’ordinanza, si faceva presente nel ricorso, era difficile, quando non impossibile, ottenere il certificato richiesto. Non è infatti possibile certificare in un soggetto l’assoluta assenza di malattie infettive trasmissibili che potrebbe, ad esempio, essere in incubazione. Il divieto era inoltre rivolto solo a cittadini stranieri, provenienti da diverse zone del mondo, e in assenza di una qualsiasi situazione di emergenza sanitaria nel territorio comunale ed italiano. Le ordinanze erano dunque finalizzate unicamente ad evitare il transito e la permanenza di stranieri nel territorio. Una barriera invalicabile che valeva anche per profughi e richiedenti asilo in fuga da guerre e persecuzioni.

Il Tribunale, nell’accogliere il ricorso, ha dichiarato il carattere discriminatorio della condotta tenuta dal Comune di Alassio e dal Comune di Carcare nell’adottare le ordinanze ancora oggi vigenti. Ha inoltre ordinato alle due Amministrazioni Comunali di cessare le condotte discriminatorie di cui sopra e pertanto di revocare con effetto sin dalla loro emanazione le delibere, ha imposto a ciascuna di esse di pubblicare a proprie spese la decisione del Tribunale su un quotidiano a tiratura nazionale (a caratteri doppi) e la pubblicazione dell’intero provvedimento per la durata minima di tre mesi sulla home page del rispettivo sito istituzionale. Le Amministrazioni Comunali sono anche state condannate al pagamento delle spese legali.

I problemi sociali e le emergenze umanitarie non si combattono a colpi di ordinanze. Siamo molto soddisfatti per la decisione del Tribunale di Genova e ci auguriamo che in futuro questa sentenza possa dissuadere altri comuni dal replicare iniziative simili a quelle dei Comuni di Alassio e Carcare”.

https://www.facebook.com/arcisolidarietagenova/

 

30 COMMENTI

  1. 1) il titolo e’ totalmente scorretto e fuorviante rispetto alla sentenza 2) l’insieme delle realta’ ricorrenti e’ molto piu’ ampio e articolato rispetto a quanto riportato dal titolo

    • Gentile Luca Salvo il titolo non ci sembra scorretto, poi se lei si ferma solo a quello. Inoltre abbiamo riportato anche le informazioni diffuse dagli avvocati. Cordialità. LN

    • E’ palesemente non corretto proprio in relazione al testo degli avvocati e alla sentenza. E sapete bene che molti su facebook si limitano a leggere i titoli. Rischiate con un titolo come questo di disperdere l’utilita’ di riportare correttamente il contenuto, come invece fate. In ogni caso potreste confrontarvi con chi viene di fatto chiamato in causa, il presidente regionale di Arci Liguria Walter Massa

    • Sempre disponibile al confronto. molto sinceramente scrivere che il “diritto alla sicurezza non prevale” non solo e’ fuorviante ma e’ addirittura falso. Grazie comunque per l’attenzione.

    • Walter Massa Attenzione: è stato riportato che il “Diritto alla sicurezza sanitaria non prevale” il che, di fatto, secondo me risponde al vero. D’altronde, lo scopo delle ordinanze, dichiarato dai sindaci, è proprio quello. Ossia “tutelare e garantire il diritto alla sicurezza sanitaria di tutti i cittadini”. Si può essere pro migranti, faziosi e partigiani quanto si vuole, ma non si può affermare che sia stata scritta una falsità e che si tratti di un titolo fuorviante. Semmai, ribadisco, è un titolo non “allineato” rispetto ad altri, che appare elaborato nel pieno rispetto della libertà di stampa e del diritto/dovere di cronaca e di critica. Pertanto, è inutile fare disinformazione e dichiarare delle cose che possono apparire offensive, scorrette ed irrispettose dei diritti.

    • Gentile Luca Salvo noi, invece, consideriamo le sue risposte di parte e tendenziose. Cerchiamo di fare informazione, sperando che la gente non si limiti a leggere solo il titolo; lei, invece, ci pare che difenda il suo lavoro. Cordialità. LN

    • Luca Salvo , ma non è lei che dice che lavora da vent’anni con organizzazioni umanitarie? Notiamo, da un po’ che replica a tutto quello che scriviamo in merito a determinati argomenti e la cosa lungo andare diventa anche stucchevole, senza offesa. Finché ci sono delle critiche costruttive, va bene. Poi se si passa ad accuse, la cosa non ci sta più bene. Cordialità. LN

    • Le accuse quali sono? Nel merito. Altrettanto nel merito, dimostrate che io percepisca anche un solo euro in relazione a queste temi. Quanto alle critiche, sono puntuali e nel merito e su queste fareste bene a confrontarvi. Circa le accuse, come vi ho gia’ invitato precedentemente a fare, circostanziatele una per una. Per ora qui. Sul fatto che vi stia o non vi stia bene la libera critica, sempre nel merito, mi spiace ma sono i rischi della democrazia. Confido in repliche specifiche e circostanziate. Oppure in un dignitoso silenzio. Cordialita’

    • Mi scusi Maria Grazia Sarti io penso che il titolo sia fuorviante e pure non corrispondente al vero. Poi siamo in democrazia e tutti hanno il diritto di pensare e scrivere quello che vogliono, come hanno il diritto di interpretare. Meno corretto se lo fa una testata d’informazione ma pazienza, non e’ la prima e non sarà l’ultima. E badi, non ne faccio uno scandalo; anche i giornalisti sono uomini (e donne) con le loro idee nella migliore delle ipotesi. Ma torniamo a noi: scrivere che il “diritto alla sicurezza sanitaria non prevale” significa intanto dire che chi arriva e’ necessariamente malato, o potenzialmente tale. Se riguarda i migranti da ospitare in strutture bisognerebbe allora dire che prima di arrivare ad Alassio o Carcare vengono sottoposti ad almeno 3 screening completi sanitari. Ma poi il paradosso: ad Alassio o Carcare fanno chiedono il certificato sanitario a tutti i turisti? Perché se esiste per i primi, esiste per i secondi. Non la terrorizza il turista polacco? O quello bulgaro? O quello russo? Evidentemente i due comuni sono “terrorizzati” solo da quelli dalla pelle nera..secondo aspetto: queste ordinanze sono state fatte all’indomani dell’annuncio di una richiesta della prefettura di accogliere una decina di immigrati. Improvvisamente e nata l’esigenza di tutelare dal punto di vista sanitario il comune…ripeto solo da quali dalla pelle scura. Terzo aspetto: il tribunale fa rispettare la legge nell’interesse della comunità. Così funziona. Ma soprattutto impedisce (o dovrebbe farlo) gli abusi del potere. Qui fa esattamente questo: impedisce a due comune di adombrare la scusa della “sicurezza sanitaria” (infondata) per, invece, fare una scelta ideologica di non accogliere. Il tribunale ha dimostrato che non solo non si può discrimare sulla base della pelle ma e’ bene non abusare del potere che si ha per prendere in giro i cittadini e spaventarli inutilmente. Anzi colpevolmente. Buona serata e grazie per la richiesta di chiarimento.

    • Il titolo può piacere o non piacere. Non per questo si può ipotizzare ed eventualmente accusare qualcuno di falso, offendendolo. Secondo lei non risponde al vero (non falso). Ok. Secondo me, invece, risponde al vero ed è pure azzeccato. Aver riportato che il “Diritto alla sicurezza non prevale” appare un giusto ragionamento giuridico e una buona sintesi di cronaca in base a quanto hanno affermato i sindaci liguri, ossia la Vs. controparte (che peraltro, evidentemente, si riferivano agli irregolari ovvero a chi non si sottopone ai controlli sanitari ed eventualmente alle necessarie cure pur provenendo da determinati Paesi ad alta incidenza malattie infettive). Invero, non significa affatto che tutti i migranti siano potenzialmente malati e contagiosi come sostiene Lei (anche se non si capisce perché, allora, tutti i migranti devono essere sottoposti ad un primo screening sanitario e i turisti no). Che poi il Tribunale abbia in prima istanza revocato le ordinanze dei sindaci di Alassio e Carcare, e che LN lo abbia riportato nella prima frase dello stesso titolo e nel contenuto dell’articolo, dimostra non solo la serietà e correttezza dei giornalisti, ma anche l’equidistanza e buona fede rispetto alla più ampia e reale informazione sui fatti e sul caso giudiziario. Fermo restando che molti cittadini come me si aspettano che i sindaci liguri presentino ricorso, al momento occorre rispettare la sentenza. Ci mancherebbe. Buona serata.

    • Vede Luca Salvo noi non dobbiamo dimostrare proprio nulla, noi diamo informazione e cronaca poi un conto è accusare un cronista di falso, un altro conto è avanzare una critica costruttiva spiegando che l’informazione non risponde al vero. In questo caso abbiamo solo riportato la sintesi della sentenza di primo grado e di quanto sostenuto da Arci e dalla controparte, ossia i sindaci. Cordialità. LN

    • Perfetto. Non avendovi accusato io di falso (e non avendo peraltro neppure scritto, come ben sapete, quanto mi avete attribuito) devo dedurre che considerate la mia una critica costruttiva e pertanto intendete sorvolare sul confronto dettagliato nel merito del nostro dialogo. Vogliamo chiamarla “linea editoriale”? Per chiuderla con ironia… Ah, cordialita’ 😉

    • Buongiorno Maria Grazia Sarti e ben ritrovata. Allora per punti e per non perdere la bussola in questo confronto (cosa del tutto facile quando si parla di immigrazione peraltro ed anche perché questo continua ad essere il mondo de “e i maro’?”). 1) Senza scomodare Zanichelli sostenere che una cosa non “corrisponde al vero” o dire che e’ falsa e’ la medesima cosa. Certo una e’ meno diretta dell’altra ma non per questo bisogna offendersi. Stare al merito significa appunto evitare strumentalizzazioni e parvenze di offese. 2) secondo lei risponde invece al vero. Vivaddio! Normale per due (si evince dai ns scritti) hanno opinioni differenti del mondo. 3) qui però siamo di fronte ad una sentenza di un tribunale ma ne stiamo discutendo su Facebook e non in un’aula giudiziaria. Vedo che lei ha dimestichezza con il linguaggio proprio delle aule ma, devo deluderla, qui non appare nessun ragionamento giudiridico corretto (rispetto alla sentenza) nel titolo (ricordo che stiamo disquisendo su questo gentile signora) perché banalmente non esiste nessun rischio. 4) non si sta discutendo di irregolari; tutto nasce le ho già scritto in precedenza a tal proposito rispetto all’accoglienza di richiedenti asilo. Si tratta di persone che appena toccano il suolo italiano sono identificate e appunto visitate non foss’altro per le condizioni in cui hanno viaggiato. In tal senso sono più controllato del magnate russo che bazzica dalle vostre parti. 5) io non discuto la serietà di nessuno, ci mancherebbe. Credo che LN abbia ceffato il titolo per una questione che, francamente mi sfugge…detto questo se non pensassi alla loro professionalità non manderei alcun comunicato alla loro redazione, non crede? se poi ceffano un titolo e vengo chiamato in causa lo sostengo senza paure. Se e’ vero che oggi i media sono in mano a chi paga (ogni riferimento e’ del tutto casuale), voglio ancora sperare che ci sia chi lo fa in buona fede. E sulla base di questo inviamo i comunicati. 6) però, c’è un però: siamo abituati a indicare la detenzione del potere sempre e solamente nella politica. Anche chi gestisce i media, soprattutto di questi tempi, ha una bella fetta di potere da esercitare. Forse la più delicata…poi, infine, che io e lei non la pensiamo allo stesso modo ci sta; che una sentenza venga rappresentata da un titolo del genere, può essere stridente ma, può starci per le ragioni di partigianeria dei singoli (anche i giornalisti sono uomini e i partigiani non stanno da una parte sola) ma qui c’è una sentenza. Chiara e limpida che dice cose chiare e limpide. Buona giornata e speriamo d’incontrarci presto per poterci confrontare dal vivo. I social da questo punto di vista sono inadatti.

    • Buongiorno Walter Massa. Guardi, non è la medesima cosa come asserisce Lei. Se posso, a mio parere si sta sbagliando. Affermare, peraltro pubblicamente, che qualcuno ha scritto il falso (addirittura dei cronisti) è ben diverso dal sostenere che il fatto o la circostanza non risponde al vero perché il falso presuppone il dolo. Pertanto, ciò che Lei ha affermato può apparire offensivo e calunnioso. Al limite, si può sostenere che si tratti di una falsità. Quando ha un attimo di tempo chieda pure ai suoi Avvocati, che la sapranno consigliare meglio di me. Inoltre, non penso che tutti i media siano in mano a chi paga come sostiene Lei. Soprattutto quelli realizzati con poche risorse sul web. Invero, in questo caso, mi sembra di avere letto in precedenza una dichiarazione secondo cui LN non ha padroni, se non i lettori. E si vede. P.S.: Riguardo agli irregolari ovvero a chi non si sottopone a screening sanitari ed eventualmente alle necessarie cure pur provenendo da Paesi ad alta incidenza malattie infettive, ho riportato ciò che hanno sostenuto i Sindaci liguri. Se poi la Giudice del Tribunale di Genova la pensa in modo diverso in materia di Diritto alla sicurezza sanitaria di tutti, ribadisco, bisogna rispettare la sentenza. Io credo, invece, che bisognerebbe adottare regole e strumenti simili a quelli già in vigore in altri Paesi UE, democratici e civili, come l’Austria.

  2. A noi obbligano a fare i vaccini e poi c’è gente che circola in Italia a mo’ di un untori !!!! Liberi e non controllati ….questo è lo stato italiano che tutto il mondo deride !!!! Che schifo !!!!!

    • Appunto per quello i vaccini,….stanno distruggendo la civiltà per creare masse di persone senza più diritti e identità.Una grande strategia capitalista per la vittoria finale

  3. se poi ce uno stuolo di …… che parteggia per loro……siamo belli che fritti.Spero che ee malattie strane prendano loro per primi……………..forse dopo cambieranno orientamento politico

  4. Luca Salvo: Secondo me, invece, il titolo dell’articolo non è soltanto pertinente e corretto, ma anche azzeccato. Semmai, non appare “allineato” rispetto ad altri. Il contenuto dell’articolo, inoltre, riporta correttamente (peraltro in modo integrale) le informazioni diffuse dagli avvocati pro migranti per il tramite di Arci. Inutile essere faziosi e partigiani a tutti i costi. A mio parere qui si lede il diritto alla sicurezza sanitaria di tutti. Pertanto, l’Italia dovrebbe adottare gli stessi provvedimenti in materia che sono in vigore in altri Paesi UE, come l’Austria.

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