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Antiterrorismo a Genova: istituita sezione speciale GdF per lotta a jihadisti

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Un islamista con i versetti del Corano e la pistola

GENOVA. 22 MAR. Mai abbassare la guardia. Men che meno intorno al crocevia aeroportuale di Genova. Un traffico di auto sospette fra la Libia e il porto di Genova e una cellula di islamici radicali che si muove fra le moschee di Genova e di Varese. Sono le indagini più importanti a cui hanno preso parte nel 2016 i militari del nucleo operativo della Guardia di Finanza di Genova nel fronteggiare l’emergenza jihad islamica.

L’ipotesi al vaglio degli inquirenti coordinati dal pool anti terrorismo è che le attività dei contrabbandieri di auto e degli imam coinvolti, servissero per sovvenzionare attività terroristiche e arruolare jihadisti da inviare nei paesi arabi o per commettere attentati nelle città europee. L’inchiesta più articolata è quella che sta monitorando circa 400 viaggi di auto fra Nord Africa e il porto di Genova. Un contrabbando sospetto che ha permesso di indagare 5 libici per “associazione con finalità di terrorismo” risultati in contatto con un marocchino radicale residente in provincia di Genova che avrebbe fornito supporto al traffico di vetture. Imam a cui poi la questura ha respinto il permesso di soggiorno perché ritenuto pericoloso.

L’altra inchiesta a cui ha preso parte la guardia di finanza per gli aspetti economici e finanziari è stata avviata dai poliziotti dell’Antiterrorismo di Genova. Indagine che nell’agosto del 2016 ha permesso di arrestare un siriano, domiciliato a Varese, per associazione e arruolamento con finalità di terrorismo ed indagare altri sei islamici radicali, fra cui tre imam abitanti di Genova.


Per indagare con maggiore attenzione sul terrorismo internazionale, all’interno del nucleo operativo della GdF genovese è stata creata una sezione speciale che si occupa esclusivamente della lotta agli jihadisti.

 

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