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ANP NON ESCE DALLA CRISI, ATTENTATO A EX MINISTRO

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ANP NON ESCE DALLA CRISI, ATTENTATO A EX MINISTRO

del governo di Abu Mazen, il predecessore di Abu Ala, noto per avere chiesto a suo tempo – e non ottenuto – concrete riforme a Yasser Arafat. E mentre non accenna a trovare una soluzione il braccio di ferro ai vertici dell’Anp fra il premier in carica (ma dimissionario) e Arafat, il segretario di stato americano Colin Powell si e’ proncunciato in modo estremamente duro contro il leader palestinese di tante battaglie. La situazione e’ troppo caotica, ha detto il segretario di stato a causa ”della sfida per il potere” in corso. Powell ha anche ricordato l’appoggio americano dato prima ad Abu Mazen e poi ad Abu Ala: ”Pero’, la storia si ripete: le forze di sicurezza non sono consolidate sotto unico comando, il potere reale non e’ trasferito al premier che non puo’ fare il suo lavoro. E la colpa di tutto cio’ e’ del presidente Arafat”. ATTENTATO A NEMICO DI ARAFAT L’attentato contro l’ex ministro dell’informazione Nabil Amir ha fatto salire al massimo la tensione. Amir e’ stato ferito questa sera da due colpi di arma da fuoco a una gamba. La sue condizioni sono gravi anche se non corre pericolo di vita. Secondo fonti della sicurezza palestinese a sparare e’ stato un uomo che si e’ appostato davanti alla sua casa e ha colpito l’ex ministro quando e’ uscito o forse sparando all’interno dell’abitazione da una finestra. Amir era ministro nel governo di Abu Mazen, che ha dato le dimissioni nel novembre 2003. Un anno fa era stato vittima di un analogo attentato, sempre compiuto davanti alla sua abitazione significativamente poche ore dopo che egli aveva pubblicamente criticato Arafat. ABU ALA INSISTE SU RIFORME Il primo ministro ha confermato anche oggi le proprie dimissioni durante una riunione del governo tenuta in presenza di Arafat. L’anziano rais le ha di nuovo respinte, ma senza smuovere la determinazione di Abu Ala, che ha accettato per ora solo di gestire gli affari correnti. Il premier continua cosi’ a premere su Arafat per ottenere quelle riforme interne, per il trasferimento al governo e a un ministro degli interni forte dell’autorita’ sui servizi di sicurezza, per la lotta contro la corruzione endemica nell’Anp, che per ora l’anziano rais, 75 anni, che conserva praticamente tutti i poteri, continua a non voler concedere. ”Non ci sono stati passi avanti: Abu Ala non ha cambiato posizione, mantiene le dimissioni” ha detto dopo la riunione il ministro Qadoutra Fares. Per molti osservatori la situazione ai vertici dell’Anp ha un qualcosa di ‘deja vu’, ricorda cioe’ le ultime giornate del precedente governo del riformatore Abu Mazen. Anche lui tento’ fino all’ultimo di convicere Arafat a cedere il controllo dei servizi di sicurezza per combattere il caos nei territori, fermare la violenza dei terroristi contro Israele in modo da rilanciare il processo di pace come previsto dalla ‘Road Map’ per il Medio Oriente. Ma Arafat, nonostante le pressioni di tutta la comunita’ internazionale non cedette e Abu Mazen se ne ando’, subito sostituito dal piu’ arrendevole Abu Ala. CONFRONTO TRA ABU ALA E ARAFAT Ma ora anche Abu Ala e’ costretto al confronto con Arafat. Il suo governo, paralizzato dal rais sulle questioni essenziali, e’ servito soprattutto da parafulmine per la collera della gente contro l’insicurezza nei territori, dove spadroneggiano le bande armate, contro la corruzione, contro l’impoverimento generale. L’ondata di rapimenti a Gaza venerdi, che ha dato il via alla crisi politica, e’ servito da rivelatore non solo della situazione di caos nei territori, ma anche dello stallo politico a Ramallah. APPOGGIO DALL’ESTERO PER IL PREMIER Anche Abu Ala incassa l’appoggio della comunita’ internazionale, ma non e’ detto che basti. Powell e’ stato il piu’ esplicito ma non e’ stato il solo. Arafat ”deve davvero ascoltare il suo primo ministro e prendere le misure necessarie per controllare la situazione” ha esortato il segretario generale dell’Onu Kofi Annan. Anche l’Unione Europea sta dalla parte di Abu Ala, hanno detto questo pomeriggio fonti Ue al Cairo in margine alla visita dell’alto rappresentante Javier Solana. ”Il nostro messaggio ad Arafat e’ che auspichiamo e raccomandiamo fortemente che il suo primo ministro abbia poteri all’altezza delle sue responsabilita’ sui temi che saranno le colonne del futuro stato palestinese, la sicurezza e l’economia” ha detto lo stesso Solana, sottolineando che la sicurezza deve dipendere dal ministro degli interni palestinese.

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