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Alla Corte Il borghese gentiluomo, figura di piccolo borghese antica e moderna

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Alla Corte Il borghese gentiluomo, figura di piccolo borghese antica e moderna

Rappresentato per la prima volta nel 1670 davanti al re Sole Luigi XIV, il testo racconta di un commerciante diventato ricco che, carico di complessi di inferiorità sociale, spasima per i titoli nobiliari e vorrebbe entrare nella cerchia dei cosiddetti nobili, per cui si circonda di aristocratici astuti e sussiegosi, che sovvenziona a fondo perduto.

Inoltre il buon Jourdain è consapevole dei propri limiti culturali (ah, l’ortografia…) ed aspira a migliorarsi, ma sceglie infelicemente i suoi maestri tra personaggi loschi, inetti ed avidi, che lo menano per il naso a puntino.

Il canovaccio appare familiare allo spettatore che, consapevolmente o meno, riconosce nel protagonista figure a lui note e forse un poco di sè stesso: piacevole è la ricchezza, più o meno meritata, ma un titolo nobiliare ne è sempre un’appetibile cornice…


Imperversa nello svolgimento una comicità rutilante e serrata, non di rado becera,che ben mette a nudo la meschinità di molti dei personaggi, ma l’autore non condanna e non assolve; in realtà sembra voler avvertire lo spettatore che l’ambizione smodata può ottenebrare la capacità di valutazione, far perdere il senso della misura e scadere  facilmente nel ridicolo.

Molière non manca di ritornare su temi, avanzati per l’epoca, del proprio pensare: il buon senso e l’acume pratico femminile sono impersonati dalla moglie, che, inutilmente incombente, cerca di riportare Jourdain alla ragione, mentre una figlia solo apparentemente ribelle racconta il dissenso dell’autore  verso il matrimonio combinato.

Un’opera che diverte ora come allora, forse a tratti un pò troppo caricata dalla regia con elementi ad effetto, come le goffe danze che precedono gli sponsali.

Scenografia affascinante e completata dall’allestimento, sempre suggestivo, della scena rotante.

Molière (Parigi 1622 – 1673) ovvero Jean Baptiste Poquelin,fu uomo di teatro a tutto tondo, autore, attore, regista e, sebbene con scarso successo, anche impresario: non a torto viene definito il maggior autore comico di tutti i tempi.

Mettendo a frutto gli insegnamenti dei comici dell’Arte, egli capì che il segreto del successo era adattare la lingua del teatro ai luoghi della provincia francese che percorreva con la sua troupe, alternando la tragedia alla farsa ed usando in entrambe elementi visivi ad effetto, tipici degli improvvisatori. Più tardi,raggiunto un certo benessere a causa della protezione della famiglia reale, il suo teatro esprimerà l’intimo più vero dell’autore, dell’uomo che conosce solo le regole della ragione e che sfida la società organizzata e le sue costrizioni.

Elisa Prato

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