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ALCUNE RIFLESSIONI SUL TRATTAMENTO RISERVATO A SCHWAZER ESPULSO ANCHE DALL’ARMA PARAGONATO A QUELLO DI CHI UCCISE ALDROVANDI. IL COMMENTO DI ITALIA DEI DIRITTI

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Alex Schwazer
Alex Schwazer
Federico Aldrovandi

BOLOGNA. 10 AGO. E’ stato il papà di Federico Aldrovandi, morto nel 2005 a Ferrara a seguito dei pestaggi subiti da 4 poliziotti, a porsi la domanda sul perchè l’ atleta olimpionico di marcia Alex Schwazer sia stato immediatamente espulso dall’ Arma dei Carabinieri a seguito della scoperta dello scandalo doping, mentre gli agenti condannati a tre anni e mezzo per omicidio colposo nei confronti del figlio continuino ad esercitare indisturbati la propria professione, tra l’altro nonostante numerosi appelli e proteste perchè venissero allontanati. Lino, il padre di Federico, ha dichiarato che nonostante Schwazer abbia dato prova di un comportamento assolutamente scorretto, non ha ucciso nessuno, a differenza di quei 4 poliziotti che non solo inveirono con ferocia sul giovane, ma in deguito contribuirono a depistare le indagini, dichiarando d’accordo il falso e omettendo importanti informazioni, continuando persino ad offenderne la memoria attraverso affermazioni offensive su facebook rivolte alla madre. Senza contare che hanno pesantemente offeso il significato stesso della divisa che meschinamente continuano ad indossare, poichè ne hanno infangato e tradito l’alto valore cui essa richiama. Intanto questo padre ferito nel profondo continua a sperare che trovi attuazione la promessa fattagli dal Ministro Cancellieri di un provvedimento disciplinare, e si dice paziente.
Luana Cinti, del movimento Italia Dei Diritti per l’ Emilia Romagna, in merito afferma: ” Il paragone tra le due vicende e i loro diversi risvolti non è inappropriato, ma rispecchia in pieno quelle che sono le tante contraddizioni del nostro Paese. Esse si rivelano tanto più evidenti e lampanti quando vissute personalmente, come nel caso drammatico dei genitori di  Federico Aldrovandi, e fanno emergere tante domande, contribuendo a nutrire l’ indignazione per una giustizia troppo spesso singhiozzante se non incoerente e incomprensibile, che non viene percepita per ciò che quotidianamente si impegna a fare a tutela dei cittadini, bensì quel che continua a non realizzare, lasciando soltanto l’amarissimo sapore dell’impotenza nel cuore di tutti i papà Lino che si son trovati a vivere situazioni terribili di perdita, per la quale la risposta risarcitoria non arriva o non è assolutamente compatibile con la gravità del fatto avvenuto. E’ chiaro che i genitori di Federico contin uano a chiedersi se la vita del figlio abbia mai significato qualcosa per lo Stato e soprattutto se la vita stessa abbia un qualche valore, poichè chi ha ucciso, e lo ha fatto con tale violenza, lavora ancora per lo stesso Stato che si è comportato così blandamente nei loro confronti. Di fatto, la domanda posta a chiarimento del perchè Schwazer abbia subito un trattamento così drastico diversamente dai poliziotti che colpirono a morte Federico, non solo non è provocatoria, ma giusta e dovuta, e dovrebbe accomunarci tutti. Se il maratoneta olimpionico è stato irrimediabilmente allontanato dall’ Arma, poichè dopato, è evidente che la sua scelta di iniettarsi di nascosto sostanze illegali è stata valutata gravissima, un tradimento sportivo e una perdita di fiducia anche agli occhi dello Stato che egli ha deciso di rappresentare. Schwazer ha nascosto la verità e sperava di cavarsela comunque, eludendo i controlli e gareggiando al top fino a quando fosse stato possibile, senza preoccuparsi delle possibili conseguenze sanzionatorie. Poi ha pianto. Coloro che uccisero Federico hanno invece tolto di mezzo, e con freddezza, una vita umana, inseguendo probabilmente le stesse convinzioni di Schwazer,  non hanno pianto  e sono ancora al loro posto. Con quali parole lo si spiegherà ai genitori del giovane venuto a mancare?”.

1 COMMENTO

  1. riflessioni sagge, molto sagge. Schwazer ha sbagliato, ma espellerlo è un po’ troppo. E ai calciatori cosa facciamo??? Li impaliamo vivi?

    Franco di Pisa

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