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ALBANIA OGGI AL VOTO NAZIONALE: DISAGI, SCONTRI E DISORDINI. PRESSO UN SEGGIO DI LAC MUORE IN UNA SPARATORIA UN MILITANTE SOCIALISTA

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albaniaseggiolaclnTIRANA 23 GIU. E’ un giorno importante quello che si sta chiudendo oggi per l’Albania. Si stanno infatti serrando i seggi per le consultazioni politiche fissate per oggi, domenica 23 giugno, volte rinnovare il Parlamento schipetaro, dopo l’ultima, a dir poco, “movimentata” chiamata popolare alle urne del 2009.

Allora ebbe la meglio il Partito Democratico del Presidente tutt’ora in carica Sali Berisha (in foto)di estrazione centro-destra. Ma i dati che affluiscono dalla Commissione elettorale centrale parlano di un “testa a testa” millimetrico tra lo stesso Berisha ed il Partito Socialista che candida al Governo il suo leader Edi Rama, già Sindaco della capitale Tirana.berishasaliln

E l’importanza della posta in gioco è tale per cui altrettanto alta si è manifestata nella sua tragicità la tensione intorno ad alcuni seggi. Le elezioni politiche odierne sono state, infatti, funestate da diversi incidenti, tra cui l’uccisione di un simpatizzante socialista in una sparatoria a Lac, nel nord del Paese delle Aquile, in area a maggioranza etnica “ghega”.


Il fatto grave è accaduto in un liceo di Lac, sede di seggio,(in foto in alto), dove c’è stata una sparatoria in cui è rimasto ucciso un simpatizzante del Movimento Socialista per l’Integrazione, Gjon Gjoni, e altre tre persone sono rimaste ferite tra cui il candidato al Parlamento del Partito Democratico, Mhill Fufi, e suo fratello. Il leader del Partito Socialista, Edi Rama, e quello del Movimento Socialista per l’Integrazione, Ilir Meta, si sono subito recati a Lac per un sopralluogo d’emergenza dopo avere votato a Tirana.

Da questa mattina alle 7 più di 3 milioni e 250mila elettori sono chiamati a votare per quello che si profila dunque come una corsa “al filo di lana” tra il Partito democratico del Premier conservatore Sali Berisha e l’opposizione socialista guidata dall’ex Sindaco di Tirana, Edi Rama (in foto sotto). A metà mattinata, comunque, nelle zone rurali del Paese erano ancora chiusi numerosi dei 5.508 seggi nazionali mentre sono presto arrivate notizie di scontri e disordini.

Dopo la chiusura della campagna elettorale che si è tenuta venerdi scorso 21 giugno, ieri, sabato è stato giorno di silenzio elettorale. Al voto il Partito Democratico del Capo del Governo Sali Berisha, che si è candidato per il terzo mandato, sfidando i socialisti di Edi Rama, che hanno concentrato la campagna sul problema della povertà. Una nuova presenza sono invece i nazionalisti dell’Alleanza Rossonera. Alle urne sono chiamati circa 3,3 milioni di elettori che voteranno secondo un sistema proporzionale regionale. A contendersi i 140 seggi parlamentari sono 6.900 candidati di 66 diversi partiti politici.albaniaediramaln

Il Presidente della Repubblica, Bujar Nishani, aveva venerdi scorso 21 giugno chiesto in un appello ufficiale di fine campagna elettorale rivolto a tutti i votanti albanesi di “[…]capire la cosa più importante: che i partiti e le ideologie per cui votiamo sono una parte della questione interna, mentre l’Albania e il suo futuro sono una cosa sola”. Al voto hanno assistito circa 400 osservatori internazionali Osce e Onu e ottomila locali.

La campagna elettorale, chiusa venerdi sera, e congelata dunque ieri nella giornata di sabato per il consueto “silenzio” prevoto, è stata relativamente calma, diversamente dalle passate elezioni, spesso minate da intimidazioni e violenze. Tuttavia, anche in questo caso si riportano notizie non ancora ben chiare di dipendenti pubblici e addirittura alunni delle scuole costretti a prendere parte a comizi del Governo. Parlando a condizione di anonimato, un diplomatico occidentale a Tirana ha fatto sapere di aver visto “[…]chiari segni di coercizione da parte delle autorità”.

Il voto albanese di oggi rappresenta un test cruciale per l’avvicinamento del Paese balcanico all’Ue. Dopo che le precedenti consultazioni nel ventennio post comunista sono state tutte macchiate da irregolarità, l’Albania deve dimostrare di poter garantire un voto trasparente e pacifico se vuole avviare un cammino per l’adesione all’Unione Europea di Bruxelles. Le denunce di brogli e le violenze che hanno animato la vigilia del voto e il drammatico episodio odierno di Lac, fanno temere una ripetizione del caos politico seguito alle elezioni del 2009.

Marcello Di Meglio

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