Alassio: Franco Ravera “Propheta in patria”

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Franco Ravera alla Sala Carletti
Franco Ravera alla Sala Carletti
Franco Ravera alla Sala Carletti

SAVONA. 31 LUG. Si è chiusa, con grande successo, nella “Città del Muretto”, la personale del visionario artista alassino Franco Ravera. Per lui non sembra essere adatto l’ antico proverbio “Nemo propheta in patria”, perchè Ravera è riuscito con questa bella mostra a convincere tutti: ha conseguito elogi dai propri concittadini, grande interesse da parte della critica e considerazione dagli esperti ed appassionati d’arte.
La personale è stata ospitata nella storica Sala Carletti, in via XX Settembre, nel cuore del celebre “budello” alassino ed a visitarla sono passati tutti: amanti del contemporaneo, galleristi, Vip, critici, appassionati d’arte, fotografi, giornalisti e tanti amici. Ravera, che ha al suo attivo numerose ed importanti personali e collettive, fra le quali quelle a Finale Ligure, Sanremo, Sorrento, Roma ed Albenga, è un artista vero, senza pregiudizi, che sa spaziare nel mondo variegato del colore e della forma, con forte gusto dell’ equilibrio.

Pronto all’ innovazione, sovverte spesso tutto quello che ci si aspetterebbe, dopo aver visto il travolgente Novecento. Ravera, che è nato a Genova nel 1951, attualmente vive ed opera ad Alassio, nel suo studio in via Mazzini 4, ed aderisce all’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani) della diocesi di Albenga- Imperia, un sodalizio che riunisce una cinquantina di artisti provenienti dalle province di Savona, Cuneo ed Imperia.

“Cerco di esprimermi – ci ha spiegato l’artista in persona- e nello stesso tempo di suscitare emozioni in coloro che saranno i fruitori della mia arte. Per questo sono sempre attento a questi due aspetti: me stesso ed il mio ipotetico spettatore. Poi naturalmente cerco sempre di fare laboratorio, di andare sempre oltre, di non fermarmi a soluzioni già provate o viste”.

 

Così, con occhio quasi fanciullesco, mescola la tradizione all’ avanguardia e, con una forte solidità esecutiva, narra di mondi possibili, ma immaginari ricordandoci un Gianni Arde prima maniera o un Auro Albertini maturo, sempre con un forte filo narrativo a cavallo fra Mirò, Calvino e Queneau. “Ogni suo pezzo è fresco e vivace- dice di lui il noto critico d’arte Adalberto Guzzinati- ed aperto a mille soluzioni, per questo è giusto l’accostamento a certo Pinot Gallizio, così come nasce immediato un riferimento ai più recenti Auro Albertini o Gianni Arde”.

Ravera, in questa sua ultima produzione, fa un singolare uso della materia e del colore e trovando personali soluzioni plastiche e stilistiche. Fa anche chiari riferimenti ed omaggi a tre grandi maestri del Novecento, come Duchamp, Pollock e Botero. Predilige la tecnica mista: gesso, terra, cartone, plastica, carta straccia ed altri materiali che sembrano fin quasi il tentativo di recuperare dall’ affresco rinascimentale la solidità di un fondo impregnato di colore e materia che si fonde, dando origine a forme oniriche ed immaginarie con concreti riferimenti al reale, raggiungendo il giusto equilibrio di fra la forma ed il contenuto.

“Questa mostra – conclude lo stesso Ravera- ha rappresentato l’occasione per far conoscere al pubblico le mie ultime soluzioni. Di recente ho fatto degli ulteriori passi avanti verso una continua ricerca e sperimentazione, due cardini che sono sempre stati alla base del mio percorso artistico”.
CLAUDIO ALMANZI

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