Al Festival della Scienza, il dietro le quinte dello sport

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Al Festival della Scienza, il dietro le quinte dello sport

GENOVA. 5 NOV. In Piazza delle Feste, sotto la tensostruttura di Renzo Piano nel Porto Antico di Genova, nella giornata di Ognissanti i gruppi di ragazzi e bambini non si contano.

I giovani studenti che li vengono a raccogliere fanno loro da guida. Si distinguono per la maglia bianca del Festival della Scienza e il logo con l’asterisco, non certo per la differenza di età rispetto al loro pubblico.

Scelgo di seguire “A segno con la scienza!”, un laboratorio che indaga il rapporto tra sport e scienza. Voglio respirare un po’ dell’allegra atmosfera che incita ad approfondire diversi aspetti dello scibile, anche quelli che sembrerebbero più frivoli o scontati.

 

Emanuele La Rocca, schermidore del Genova Scherma e studente di ingegneria, trasmette la sua passione ai bimbi che lo seguono con i loro genitori e accompagnatori. Quando inizia a narrare in sintesi l’evoluzione delle armi, le norme del combattimento, i duelli al primo e all’ultimo sangue, la platea è catturata e coinvolta. Forse i ragazzini pensano ai film, a Zorro, ai guerrieri a cavallo.

Poi Emanuele spiega la nascita della scherma come sport in occasione delle prime Olimpiadi, i bersagli che contraddistinguono le tre diverse armi – fioretto, spada e sciabola –, le regole di base, i compiti degli arbitri e il funzionamento degli apparecchi che segnano le stoccate.

È qui che entra in gioco la pratica dei circuiti elettrici, ciò che sta dietro allo sport più medagliato d’Italia: i fili, le luci che si accendono, l’interruttore a pressione (spada), la pedana di metallo, i giubbetti elettrici (fioretto e sciabola). I bimbi impugnano le armi e provano “a far punto”. Qualcuno di loro non resiste ad accarezzare i materiali delle divise bianche indossate dai manichini.

Poi si passa allo sci. Sullo sfondo dei poster con le immagini della micidiale “Tre Franco Berthod” di La Thuile, la seconda pista più impervia d’Europa, Diego Donadonibus fa andare un breve video. La campionessa azzurra Federica Brignone scende con stile da diverse piste e in diverse specialità.

Questo costituisce il pretesto per parlare delle velocità dello slalom e di quelle molto maggiori della discesa libera, che oggi toccano anche i 140 km / h, delle tecniche e, ovviamente, dell’evoluzione dello sci, delle sue tipologie, della sciolinatura per mantenere al meglio l’aderenza dell’attrezzo al manto nevoso.

È molto interessante osservare due paia di sci, lunghi e corti, dalla tecnologia estrema, sviluppati dalla Rossignol per la Brignone: anima di legno, profili laterali in acciaio, strati sottili di carbonio, dinamica particolare per un articolo purtroppo non in commercio.

Infine, il gruppo viene introdotto al tiro con l’arco da Chiara Benedetti, atleta azzurra di questa disciplina. Qui si sogna intorno a Robin Hood e si parla degli uomini primitivi, degli egizi – i primi a usare quest’arma in guerra – e dei bravissimi arcieri inglesi nel Medioevo. Un ragazzino chiede, rapito, se anche i bambini, allora, erano così abili a tirare le frecce.

Chiara passa poi alla descrizione delle diverse discipline: l’arco olimpico, il compound – quello di Rambo, per intenderci, con le carrucole per scaricare la potenza e la lente di ingrandimento nel mirino – e l’arco nudo, “il più figo di tutti”, che lei stessa pratica. Se la corda è composta da ben 16-22 fili, la parte più importante di un arco sono i flettenti, che ne determinano proprio la potenza.

Dulcis in fundo, possiamo tirare una freccia a testa con l’arco nudo. Si tratta di energia e concentrazione nella mira, la vibrazione di un attimo. I bambini si informano da che età si possa praticare questo sport. Dagli 8 anni in su; con il compound dagli 11. Io chiedo quanto lei si alleni: due ore al giorno, che corrispondono a 200 frecce scoccate.

Ecco, in un’ora circa, questo veloce e brillante approccio alla scherma, allo sci e al tiro con l’arco permetterà a qualcuno di scoprire nuovi mondi, a qualcun altro farà venire l’idea di praticarli. Altrimenti, se ne potrà comunque parlare e seguire con cognizione di causa e, forse, con una maggiore proprietà… lessicale. Che non è mai poco.

Linda Kaiser

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