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AL FESTIVAL DELLA SCIENZA ACCESO DIBATTITO SU TESTAMENTO BIOLOGICO

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i i ritardi dell’iter governativo? E come porsi nei confronti di un argomento scottante come è quello dell’eutanasia? Il Festival della Scienza ha affrontato l’argomento il primo novembre, con la conferenza “Il testamento biologico: le proposte di legge, il dibattito in Italia” (Sala del Minor Consiglio, Palazzo Ducale). La dolce morte di Papa Wojtyla è il titolo dell’articolo pubblicato su MicroMega da Lina Pavanelli, medico anestesista e direttrice della scuola di specializzazione in anestesia e rianimazione: “in quel saggio ho analizzato gli ultimi mesi di vita di Papa Giovanni Paolo II; il Santo Padre, affetto da una malattia degenerativa come il Parkinson, non era più in grado di muoversi, né di deglutire. Si è resa necessaria l’alimentazione tramite sondino. Il Papa lo ha rifiutato, e la morte è sopravvenuta di conseguenza”. Ma la Chiesa Cattolica considera la nutrizione artificiale un sostentamento di base, e lo stato vegetativo permanente una situazione statica. “Dunque, per la Chiesa, il Papa avrebbe scelto l’eutanasia omissiva”, ha proseguito Pavanelli. “Questa è l’esemplificazione concreta delle contraddizioni insanabili della Chiesa Cattolica”, ha risposto polemicamente Paolo Flores D’Arcais, filosofo e direttore della rivista MicroMega. “Il Pontefice ha voluto evitare ulteriori sofferenze, pur sapendo di andare incontro alla morte. Il rifiuto della cura può avvenire in ogni momento; nessuno può essere condannato a subire una cura. Lo dice la Costituzione all’Articolo 32, lo hanno affermato varie sentenze interpretative e lo afferma un ovvio principio di democrazia”. Di altro parere Francesco D’Agostino ordinario di Filosofia del Diritto nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tor Vergata: “le tematiche bioetiche si collocano sul piano morale e su quello giuridico, spesso confusi. Alcuni considerano la decisione di non alimentarsi un suicidio, altri la giudicano una scelta estrema. Sul piano etico bisogna rispettare entrambi i punti di vista. Ma se il paziente è in ospedale, o in una struttura regolata dal diritto alla salute, la funzione del medico è quella di salvare la vita ai pazienti, e non quella di rispettare le scelte private”. Poi una provocazione: “spesso chi sceglie di interrompere la cura muore dopo molti giorni. Ma allora perché nascondersi dietro l’ipocrisia di un atto medico e non passare direttamente all’iniezione letale? Ci stiamo avviando verso una burocrazia del morire”. La parola è andata poi al medico chirurgo Giovanni Battista Guizzetti, specializzato in Geriatria e Gerontologia, che ha affrontato lo stato vegetativo permanente. “Chi vive in quella condizione ha gli occhi aperti ma non parla, i suoi movimenti sono afinalistici, acqua e cibo vengono somministrati”. 12 degli 80 pazienti di Guizzetti, che ha fondato l’associazione Onlus Il sostegno, per aiutare i malati e i loro familiari, hanno avuto un recupero della coscienza: “la cura è a basso contenuto di tecnologia, ma ad alto impegno assistenziale”. “Il vero problema da risolvere non è il risveglio”, ha sostenuto il senatore Ignazio Marino, chirurgo specialista in trapianti d’organo “ma la libertà di scegliere le nostre cure. Perché qualcuno deve costringerci a seguire terapie, se le rifiutiamo?”. Marino ha proposto in Senato una scelta preventiva, come già sancito a livello europeo dalla Convenzione di Oviedo: “parlare di sospensione delle cure non significa parlare di eutanasia, a cui sono contrario. Il testamento biologico offre la possibilità di scegliere. Molti altri paesi l’hanno già avvallato: dobbiamo imitarli, prevedendo l’indicazione di una persona cara – detta fiduciaria – che rappresenti il paziente quando non è più in grado di esprimere la propria volontà“. Venerdì 2 novembre alle 16 nell’Aula Polivalente San Salvatore, Ignazio Marino presenterà il suo libro “Come si diventa chirurgo dei trapianti?” con Francesco D’Agostino e Giovanni Battista Guizzetti.

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