Al Ducale Laurence Steinberg ci parla dei giovani

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Laurence Steinberg
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Laurence Steinberg 

Al Ducale Laurence Steinberg ci parla dei giovani

GENOVA. 26 OTT. Gli adulti li considerano immaturi, irritabili, ingestibili ed incomprensibili, ma a non capire nulla di loro, dei giovani, in realtà sono gli adulti. Questo perché il cervello di un ragazzo è, in effetti, ancora in via di sviluppo. Ma questa plasticità, ovvero la possibilità di essere plasmato dall’esperienza, caratteristica che lo rende simile a quello dei neonati, non è un limite: è un’opportunità immensa.

A parlarne, domani, al festival della Scienza è uno dei massimi esperti al mondo di adolescenza Laurence Steinberg, docente di Psicologia alla Temple University, autore di oltre 400 lavori scientifici e di 17 libri, che ha appena pubblicato Adolescenti – L’età dell’opportunità.

L’appuntamento è per domani, martedì 27 ottobre alle 18 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Qui Steinberg cambierà radicalmente la lettura che diamo di questi anni così cruciali. Non più l’età del rischio, gli anni a cui cercare di sopravvivere in qualche modo, ma l’età delle grandi opportunità. Che, però, hanno bisogno di essere riconosciute e stimolate.

 

Il cervello adolescente, secondo Laurence Steinberg ha una pessima reputazione che lo vuole impulsivo e irrazionale. Laurence Steinberg mette invece le cose in chiaro: avere 12 anni (o 17) non significa che un ragazzo sia per forza portato a fare sempre scelte sbagliate. Lo sguardo di Steinberg è duplice: da una parte osserva gli adolescenti come psicologo dello sviluppo, dall’altro come padre di un adolescente.

Alla Temple University, Steinberg fa il seguente esperimento: usa su un gruppo di adolescenti uno scanner del cervello. E chiede loro di giocare una gara che simula la guida di un’auto. “La vostra prospettiva è quella di una persona al volante – spiega loro descrivendo il contesto della simulazione – arrivate a una serie di incroci e le luci del semaforo diventano gialle. Dovete decidere se azionare i freni o no”. Ora, cosa pensate che i ragazzi facciano in questa situazione? Sbagliato. Non passeranno con il giallo ogni volta rischiando la vita. “Quando gli adolescenti giocano a questo gioco da soli, non rischiano di più di quanto non facciano gli adulti quando anche loro giocano da soli”, sostiene Steinberg.

Perché, allora, gli adolescenti fanno così tante scelte sbagliate? Per scoprirlo, Steinberg ha aggiunto una variante al suo esperimento: ha fatto agire i suoi soggetti davanti a una folla di adolescenti. Il risultato è stato che il numero di rischi, nel caso degli adolescenti, è raddoppiato. Quando a giocare erano gli adulti è rimasto invariato. In breve, la debolezza di un adolescente sono gli altri adolescenti: la sola presenza di coetanei li rende meno prudenti.

Durante l’adolescenza, in effetti il cervello è ancora in fase di sviluppo: ma in questo, spiega Steinberg, non c’è nulla di patologico: è ormai attestato che ci siano cambiamenti sostanziali e sistematici nel funzionamento del cervello nel periodo che va dalla pubertà a poco più dei vent’anni, come oggi viene definita l’età adolescenziale. Questi cambiamenti non implicano che il cervello degli adolescenti sia difettoso, ma che sia ancora in fase di sviluppo. Siamo quindi ben lontani dagli ormoni in subbuglio, lo stereotipo per eccellenza con cui si motivano comportamenti incomprensibili per gli adulti.

Dalla pubertà ai vent’anni, dunque, è in atto un processo di attivazione del sistema limbico – un complesso di strutture cerebrali coinvolte nell’integrazione emotiva, istintiva e comportamentale – e al tempo stesso c’è un’elevata plasticità della corteccia prefrontale, ovvero per un’accentuata flessibilità e ridefinizione delle connessioni tra i neuroni che compongono questa area del cervello, coinvolta nell’autocontrollo. Il conflitto tra le attività di sistema limbico e la corteccia prefrontale fa emergere proprio quei comportamenti che gli adulti reputano incomprensibili.

Gli adolescenti usano il sistema di autocontrollo ma ancora non hanno la giusta sensibilità per sfruttarlo a dovere, una lacuna che è anche una grande opportunità per plasmare al meglio gli adulti di domani. Queste conoscenze delle neuroscienze dovrebbero avere ricadute nel rapporto tra adolescenti e società, che va dalla famiglia alla scuola alle altre istituzioni. In ciascuno di questi contesti sarebbe utile implementare strategie che coltivino questa tendenza all’autocontrollo, alla consapevolezza del sé. Invece, gli adulti considerano per lo più questa fase della vita incomprensibile, al punto di prendere loro stessi decisioni contraddittorie riguardo agli adolescenti.

www.festivalscienza.it

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