Al Ducale “1954-1955 Alan Lomax in Italia”

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Da ieri, venerdì 11 settembre, fino al 27 del mese a Palazzo Ducale ha luogo la Mostra 1954-1955 Alan Lomax in Italia
Da ieri, venerdì 11 settembre, fino al 27 del mese a Palazzo Ducale ha luogo la Mostra 1954-1955 Alan Lomax in Italia
Da ieri, venerdì 11 settembre, fino al 27 del mese a Palazzo Ducale ha luogo la Mostra 1954-1955 Alan Lomax in Italia
Da ieri, venerdì 11 settembre, fino al 27 del mese a Palazzo Ducale ha luogo la Mostra 1954-1955 Alan Lomax in Italia
Da ieri, venerdì 11 settembre, fino al 27 del mese a Palazzo Ducale ha luogo la Mostra 1954-1955 Alan Lomax in Italia

GENOVA. 12 SET. Da ieri, venerdì 11 settembre, fino al 27 del mese a Palazzo Ducale ha luogo la Mostra 1954-1955 Alan Lomax in Italia, curata da Laura Parodi cantante e ricercatrice di musica di tradizione orale.

Il percorso riguarda alcune fotografie che Lomax fece durante il suo viaggio in Italia, tra il1954 e il 1955, coniugate alle musiche straordinarie della tradizione popolare italiana.  Al suo fianco  il collega italiano Diego Carpitella, col quale condivise l’entusiasmo per quella spedizione pionieristica: oltre duemila le registrazioni effettuate dal nord al sud della nostra penisola ma anche fotografie in bianco e nero; di queste alcune sono state pubblicate nel libro “L’anno più felice della mia vita” a lui dedicato da Goffredo Plastino.

Lomax che già molto giovane poteva vantare collaborazioni con  alcuni grandi autori come Woody Guthrie e Pete Seeger con cui curò un’antologia di canzoni di protesta,  dopo essere stato inserito nelle blacklist partì alla volta dell’Europa dove riuscì ad arricchire enormemente il suo archivio musicale. Conobbe anche Vittorio De Seta che utilizzò le registrazioni di Lomax per il documentario “Lu tempu de li pisci spata” mentre Pier Paolo Pasolini le utilizzò, senza però citarne il nome, nel Decameron.

 

Dell’Italia Lomax scrive nel suo diario di viaggio  «La maggior parte degli italiani, non importa chi siano o come vivano, ha una passione per l’estetica. Magari hanno soltanto una collina rocciosa e le mani nude per lavorare, ma su quella collina costruiranno una casa o un intero paese le cui linee si armonizzano perfettamente con il contesto. Allo stesso modo una comunità può avere una tradizione limitata soltanto a una o due melodie, ma sa esattamente come debbano essere cantate».

La mostra fa parte di un progetto più ampio dal titolo “Le ragioni del canto” ideato e curato da Laura Parodi. Partirà da questa mostra un’altra importante iniziativa: la richiesta all’UNESCO per il riconoscimento come bene immateriale dell’Umanità del canto a modo Trallalero e del canto a Bordone. Canti tipicamente maschili di cui Laura Parodi, nel caso del Trallalero è l’unica interprete femminile.

FRANCESCA CAMPONERO

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