Affascinante illusione Il tempo di Plank di Jorio

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Il tempo di Plank
Il tempo di Plank
Il tempo di Plank

GENOVA. 30 GIU. Fu Parmenide il primo che negando il movimento negava anche il tempo sostenendo che l’essere è “sempre, ora, tutto insieme” e “la dike non gli ha concesso né di nascere né di perire”. Platone a sua volta nel sui Timeo definisce il tempo come “immagine mobile dell’eternità” che “procede secondo il numero” ed è gerarchicamente inferiore proprio all’eternità. Aristotele invece definisce il tempo come “misura del movimento rispetto al prima e al dopo” e via dicendo fino ad arrivare al tempo di  Plank , tempo in intervalli infinitamente piccoli, che misura 10 elevato alla -43 secondi. Questo limite ultimo significa che non è possibile separare un evento da un altro con un tempo inferiore.

Ed è stato proprio questo “tempo di Plank”  l’ispirazione per lo spagnolo Sergi Belbel che nel 1999 scrisse la commedia dal titolo omonimo, dandogli l’occasione di riflettere sull’ ultimo passaggio della vita e sulla stretta connessione fra la scienza e l’esistenza umana.

La commedia è stata inserita nell’ambito della XXI edizione della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea e la regia porta la firma di Mario Jorio. E noi aggiungiamo, per fortuna! Il testo vorrebbe essere ricco di suggestioni  sia scentifiche che filosofiche e pur mantenendo i toni della commedia si pone domande cui ogni uomo prima o poi deve rispondere.

 

Mario jorio attento come sempre, ha sdrammatizzato in tono ironico, intrigante e seducente il tema principale dell’opera di Belbel, la morte. La morte, momento di passaggio  fondamentale della nostra vita, varco che ci  butta in un “oltre” misterioso e sconosciuto a cui solo trovandoci di fronte riusciamo a dare autenticità alla nostra vita.

E così in una scena con un grande letto ed un grande tavolo ambedue con prospettiva in salita si svolge la vicenda del vecchio corniciaio Planck  che del fisico porta solo il cognome uguale. Un uomo che sta morendo, ed è assistito da un giovane di nome Max e dalle cinque donne della sua vita, la moglie e le quattro figlie. Partono i ricordi, e con loro rinfacciamenti, desideri, progetti  delle quattro ragazze diventate oramai donne che dentro una colonna sonora che va da Rossini a Michael Galasso (autore della colonna sonora del film “In The Mood For Love” tanto cara a Jorio), si muovono come ballerine da carillon e come  i coloratissimi personaggi di Tim Burton,  a cui vi è forte riferimento, vivono in un mondo d’illusione.

Straordinario il lavoro fatto dal regista sui vari personaggi, soprattutto quelli femminili, ognuno dei quali ha i suoi connotati ben precisi che li differenzia una dall’altra. Brave naturalmente le interpreti  da Sara Cianfriglia ad Alice Giroldini, Sarah Pesca, Isabella Giacobbe e Martina Limonta che la fanno da padrone sulle figure maschili i cui ruoli sono affidati ad Antonio Bannò e Kabir Tavani.

Spettacolo da non perdere ancora in scena al Duse fino a sabato 2 luglio.

FRANCESCA CAMPONERO

Prezzi: posto unico 5 euro; abbonamento a tutta la rassegna 15 euro.

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