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ADOZIONE E AFFIDAMENTO FAMILIARE, INCONTRO E DIBATTITO CON GINA MANZO SPARAPANI

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gina manzo sparapani (2)GENOVA 27 NOV. Mercoledì 4 dicembre 2013, alle ore 15.30, presso il Centro Civico di Quarto (via delle Genziane 15, tel. 010.373.34.91) si terrà la conferenza pubblica sul tema “Adozione e Affidamento familiare”.
L’incontro offrirà uno spazio di riflessione, di approfondimento e di dibattito sulle principali questioni legate ai due argomenti che, seppur simili, sono profondamente diversi. Non è solo una questione di coppia, ci sono più in generale il bisogno e la voglia di confrontarsi su quello che è un tema di grande interesse sociale, di capire e di migliorare.
Relatore la scrittrice Gina Manzo Sparapani che fornirà, anche con il proprio libro “Tiqqun. Il pianto senza voce”, alcune eccezionali testimonianze di vita vissuta.
“È importante parlarne, – spiega l’autrice – occorre che la gente capisca che non è una questione semplice, seppur sotto un certo punto di vista possa anche diventarlo. È un qualcosa che ci arricchisce. Una scelta di vita che può impegnarci pochi mesi, come tutta la vita. È un gesto che dà valore alla persona che lo compie, oltre al lasciarci la consapevolezza di aver potuto aiutare qualcuno.”

Gina Manzo Sparapani è nata a Genova dove ha sempre vissuto e tuttora abita, e mai ha pensato di lasciare. Ha quattro figli, ma dal suo matrimonio ne sono nati tre, l’ultimo è stato un dono del destino tramite un affidamento familiare che poi si è tramutato in adozione. Ha anche due nipoti che adora e tre cani che fanno ormai parte della sua famiglia, della sua quotidianità, i suoi compagni di fiducia. Nei momenti più duri della sua vita ha trovato rifugio scrivendo quello che sentiva dentro, poesie e racconti per fissare sia i ricordi belli sia quelli più tristi.

Recentemente ha deciso di compiere un salto di qualità scrivendo un libro dal titolo “Tiqqun – Il pianto senza voce. Perchè proprio un libro da un titolo così… diciamo così “triste”? Se un pianto non ha voce, vuol dire che c’è qualcosa che non va, sicuramente. Lei ha voluto scrivere e raccontare, inserendolo dentro ad una bella storia d’amore, l’affidamento del suo quarto figlio, affido che poi è diventato adozione. Niente della storia raccontata nel libro le appartiene, soltanto la storia dell’affidamento è storia vera, e pure storia vera è quella del piccolo Gabriele che viene citato in quanto è stato compagno di giochi del piccolo Marco, seppure per poco tempo, come verrà detto e spiegato. Se la vita a volte ci delude togliendoci spesso affetti e persone, qualcosa di buono lascia sempre, dobbiamo lavorare su ciò che ci rimane. Moltiplichiamo i nostri tre pani e due pesci, armiamoci di buona volontà e andiamo sempre avanti. Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo. Non è solo una mera speranza, a volte può tramutarsi in realtà.
Tiqqun. Il pianto senza voce. Trama. Alina è una donna molto sensibile e sta attraversando uno dei momenti più duri della sua vita, malgrado tutto ha la forza di continuare certa che le sue speranze non saranno disattese. Intanto si sta concretizzando un progetto da lei avviato tempo addietro, prendere in affidamento familiare un minore in difficoltà.
Questa scelta l’aveva maturata dentro di sé sentendo proprio il “bisogno” di compiere un gesto gratuito, un gesto d’amore verso chi poteva averne necessità. Per lei il significato della vita era dare amore, sempre, in ogni momento, fosse anche solo una briciola. Dare amore, per avere amore, per generare ancora amore.
La storia è vera solo per ciò che riguarda l’affidamento del piccolo Marco. Anche la storia del piccolo Gabriele è, purtroppo, vera. L’amore sa riempire la vita, guarire le ferite più profonde, infondere coraggio trasformando così una vita insignificante, in qualcosa di meraviglioso.

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