Addio a Bruno Cereseto, grande artista della Tosse

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Addio a Bruno Cereseto, grande artista della Tosse

GENOVA. 22 OTT. Ieri nella notte è mancato Bruno Cereseto attore, costumista, scenografo, regista, autore e burattinaio che stava per raggiungere il traguardo dei 70 anni. Grande carriera alle spalle che lo ha visto nel 1976 iniziare il suo percorso accanto a Tonino Conte e Lele Luzzati lavorando al “Gargantua” . Da quell’anno Bruno Cereseto diventa uno dei punti fermi di questo teatro e tutte le produzioni targate Tosse da quel giorno in poi vedono la sua presenza in qualsiasi veste. I suoi amati burattini creati insieme a Luzzati continuano ad essere appuntamento fisso nel cartellone della Tosse e di molti altri teatri in giro per l’Italia.

“Bruno era un personaggio d’altri tempi, di quelli che si formavano artisticamente lavorando, non nelle scuole o nelle accademie. – racconta Emanuele Conte- Fino a un certo punto della sua vita ha cercato di ricoprire il ruolo che il destino gli aveva riservato, ma poi, qualcosa si rompe, il meccanismo si inceppa e Bruno sente il bisogno di cambiare vita e, forse per la prima volta, seguire la propria natura. Sceglie il teatro. Comincia come attore: con quel fisico particolare e quell’energia comica e sentimentale a un tempo si fa notare in ogni ruolo. Quasi subito si avvicina alla scenografia e al costume, lavorando per trent’anni al fianco di Lele Luzzati realizzando costumi straordinari, spesso senza nemmeno avere i bozzetti, tanto Lele si fidava di lui e lo stimava. Bruno giocando con materiali, tessuti, ricicli, faceva nascere le sue creazioni. Erano vere opere d’arte quelle che alla fine andavano in scena. Lele sapeva che certi costumi poteva proporli solo alla Tosse, perché Bruno avrebbe  capito e realizzato l’impossibile.

Quando entrava in scena era sempre teso e ansioso come fosse la prima volta, – continua Conte – e poi c’erano i Burattini, che trattava come fossero figli suoi. Li disegnava sul legno, li ritagliava col seghetto alternativo, li vestiva, li curava, dava loro parole ed emozioni. Diceva che i bambini erano il miglior pubblico che si possa sperare di avere”.

 

FRANCESCA CAMPONERO