Acqua pubblica, Emilio Molinari bacchetta i Sindaci

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Emilio Molinari, fondatore del Comitato Italiano per l'acqua
Emilio Molinari, fondatore del Comitato Italiano per l'acqua
Emilio Molinari, fondatore del Comitato Italiano per l’acqua

SAVONA. 3 SET. Prosegue il presidio del Movimento dell’acqua pubblica. Emilio Molinari, coofondatore del contratto mondiale dell’acqua, bacchetta i Sindaci, “devono ritrovare l’orgoglio del proprio ruolo e proteggere il bene pubblico”.

Ieri pomeriggio, mercoledì 2 settembre, in un dibattito, in piazza Sisto IV, a Savona, punto di riferimento del presidio permanente, Emilio Molinari, fondatore del Comitato Italiano per l’acqua pubblica, ha ricordato come la guerra, per impedire la privatizzazione del sistema idrico, sia sempre in corso, ad ogni angolo del globo e che sia proprio questa, la polveriera, che genera o potrà generare nuovi conflitti.

“La vendita di fiumi o laghi interi, sposta intere comunità generando battaglie e guerre fratricide. In Africa come in altri luoghi del mondo. Il Nilo stesso, culla della vita in Egitto, con le dighe costruite negli stati a sud e la privatizzazione, è una polveriera pronta ad esplodere. Chi crede che sia un problema lontano si sbaglia. I TTP e la gestione integrata delle risorse che vogliono attuare ora, in Italia, sono le basi per la privatizzazione completa del servizio idrico.”

 

Pensa dunque che questo sia il pericolo maggiore con il sistema di unificazione degli acquedotti?

“Escludere i Comune, impedendogli di fatto la verifica delle tariffe, dei controlli sanitari è, in sintesi, la strada maestra per la privatizzazione. Viene meno la partecipazione dei cittadini e si favorisce un ricatto morale vergognoso. In pratica, se i Comuni si adegueranno, i ricavi dell’acqua saranno esenti dal patto di stabilità, dando così ossigeno alle casse cittadine. Ma se le municipalizzate versano in condizioni critiche è proprio colpa del governo e dei tagli imposti. E’ come dirgli, privatizza o non avrai aiuti.”

L’acquedotto di Savona, che serve anche molti Comuni vicini, è passato sotto la gestione di IREN. Secondo lei è ancora possibile fare qualcosa?

“I Sindaci dovrebbero riscoprire l’orgoglio del proprio ruolo. Un colpo di coda, di rottura con le politiche europee, contro i tagli e le privatizzazioni. Se da soli sembra una battaglia impossibile, allearsi con altri Comuni europei, che non vogliono cedere la sovranità pubblica dell’acqua, sarebbe un piccolo ma importante passo, renderebbe più forte la loro voce e potrebbe consentire, forse, di recuperare le quote dell’acquedotto, non gravando sui cittadini, ma pretendendo che lo stato le inserisca nella fiscalità generale. Mentre le municipalizzate, che ancora non hanno firmato accordi con Iren, qua in Liguria, dovrebbero prepararsi a dire no, quando la Società busserà alla loro porta”.

Il dibattito in piazza Sisto IV, a Savona
Il dibattito in piazza Sisto IV, a Savona

Al referendum del 2011, votò il 54% circa degli aventi diritto, sono ancora poche le persone che hanno preso coscienza del pericolo?

“Prima di quel voto, ci furono 11 anni di predicazione, intesa nel senso più puro del termine, ossia parlare con le persone e spiegare le nostre ragioni, i rischi e quanto sia vitale difendere l’acqua, in tutti i sensi. Dopo il referendum c’è stato un momento di quiete, abbiamo vinto una battaglia importante, ma in guerra non si deve mai abbassare la guardia e ora dobbiamo ricominciare con la comunicazione, rendere sempre più popolare la lotta, e abbattere il pessimismo, perché si può sempre fare qualcosa e il voto del 2011 ne è stato la prova.”

La palla passa ora ai Sindaci. Nel pomeriggio di giovedì 3 settembre, alle 17:30, in piazza Sisto IV, ci sarà il dibattito pubblico con i primi cittadini del comprensorio savonese, organizzato dal presidio permanente e dal Comitato Acqua Bene Comune.

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