A Quarto rivolta per wi-fi gratis, a Cornigliano contro i letti a castello

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Immigrati in fila per essere ospitati in un centro in Liguria: a Genova 500 in più, a Savona 150
Immigrati in fila per essere ospitati in un centro a Genova: a Quarto proteste per wi-fi gratis, mancetta e cambio di menu. A Cornigliano contro i letti a castello
Immigrati in fila per essere ospitati in un centro a Genova: a Quarto proteste per wi-fi gratis, mancetta e cambio di menu. A Cornigliano contro i letti a castello

GENOVA. 5 MAR. A caval donato non si guarda in bocca, ma chi protesta avanza pretese e basta. Vogliono dormire comodi, privacy e maggiori comfort. Sono scesi in rivolta perché nel centro di accoglienza di corso Perrone li hanno messi in troppi in uno stanzone con i letti a castello. Dicono che qui da noi si sta nello stretto e mugugnano, ma poi se ne stanno fuori a chattare e parlare con i telefonini di ultima generazione, anziché lavorare o dare una mano.

Gli immigrati richiedenti asilo che l’altra sera hanno protestato a Cornigliano sono ventenni, forti e maschi. Non c’è un bambino, una donna, un anziano. Non provengono dalla Siria, ma da Nigeria, Senegal, Gabon e Pakistan.

Sarebbero tutti in grado di svolgere un lavoro socialmente utile, come pulire i giardini pubblici o risistemare le ringhiere (passeggiata di Nervi docet), ma a loro non è mai venuto in mente di offrirsi per un piccolo aiuto alla comunità italiana che li ospita.

 

Se alcune settimane fa i carabinieri, chiamati dai volontari del centro di accoglienza, erano stati costretti ad intervenire a Quarto perché volevano wi-fi gratis, mancetta e cambio di  menu, l’altra sera la polizia è intervenuta a Cornigliano per la rivolta del letto a castello.

Secondo alcuni richiedenti asilo, la sistemazione così com’è non va bene: “Siamo in troppi”. Per i responsabili della struttura, invece, è tutto regolare: “Non sono ammassati e vengono trattati bene”.

L’altra sera in corso Perrone sono arrivati anche i carabinieri e alla fine le forze dell’ordine sono riuscite a placare gli animi. Tuttavia, non tutti gli immigrati hanno protestato. Ci sono stati altri ragazzi che, in modo umile e intellettualmente onesto, hanno raccontato di averne viste di peggio, ringraziando i volontari e i poliziotti per il trattamento che gli viene riservato a Genova: “In Africa ci riempivano di botte e ci bastonavano”. Fabrizio Graffione

 

54 COMMENTI

  1. Scusate ma se sono profughi (come ci fanno credere) le loro famiglie stanno ancora nei paesi di guerra ? Perché non si preoccupano ? Invece lo fanno per avere un telefonino o un letto più largo?
    Ma mi facciano il piacere , questi sono qui per scroccare e per nn lavorare

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