9 ottobre 2014, alluvione su Genova, il Cima ricostruisce gli eventi

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ponte-bisagno-presidiatoGENOVA. 9 OTT. Le analisi dei dati raccolti, il 9 ottobre 2014 a Genova, hanno dimostrato quanto fosse difficile prevedere una tale portata d’acqua che, insieme ad una serie di circostanze, definibili come sfortunate, causarono molti danni e la morte di una persona.

Sono i risultati che emergono da uno studio scientifico realizzato da Fondazione CIMA, il Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale, in collaborazione con gli idrologi del Centro Funzionale Meteo-Idrologico della Regione Liguria.

A spiegarlo nel dettaglio sono Nicola Rebora e Francesco Silvestro, coautori con Ferraris, Giannoni e Cavallo dell’esperimento che ha ricreato in laboratorio l’evento catastrofico, sulla base dei dati idrogeologici raccolti in quei giorni.

 

“Abbiamo deciso di ricreare ciò che si verificò il 9 ottobre, basandoci sulla quantità d’acqua che si riversò nel Bisagno e nelle zone vicine, in tempi piuttosto ristretti – spiegano i due ricercatori – per comprendere se, nel breve periodo, si potesse verificare di nuovo una situazione simile, ed eventualmente, come prevederla. Ma, i risultati degli esperimenti, hanno mostrato come sia davvero difficile valutare a priori un evento di tale entità, per una ragione molto semplice: il modello di previsione meteorologica è in grado di dire quanta acqua potrà cadere ma, anche quando fa bene il suo lavoro, non può specificare esattamente in quanto tempo e soprattutto dove.

Sembra strano visto che le previsioni, in genere, ci dicono se pioverà ad esempio più a ponente o a levante, ma queste zone in cui è suddivisa la Liguria e per le quali viene valutata la criticità meteo-idrologica in fase previsionale, comprendono molti corsi d’acqua e sono molto più vaste di un quartiere cittadino – proseguono Rebora e Silvestro – non esiste un modello matematico in grado di indicare con precisione, nell’arco di 12 o 24 ore, quanta acqua cadrà in pochi km quadrati, la quantità di deflusso a terra e quindi, di conseguenza, quanta ne esonderà. Per questo siamo giunti alla conclusione che sarebbe stato impossibile prevedere l’alluvione in una zona così ristretta come l’area del Bisagno.

Stesso discorso per la sequenza temporale. – proseguono i ricercatori di Fondazione CIMA – La pioggia che cadde durante le ultime ore di quella tragica giornata, si riversò in tempi brevi e ravvicinati, non prevedibili. Ed ecco perché l’abbiamo definita una combinazione sfortunata di circostanze. La quantità di pioggia, il breve tempo in cui cadde, così localizzata, il terreno saturo per le piogge cadute durante i giorni e le ore precedenti gli scrosci più intensi, crearono appunto un insieme di fattori con effetti disastrosi. E, sempre secondo i dati sperimentali e le simulazioni, poteva andare peggio.

Quest’anno invece, ad esempio, è già successo un evento simile, durante il primo allerta meteo di settembre, ma l’intensità e la durata della pioggia sono state inferiori.

Questo studio ci ha quindi aiutato a comprendere meglio la risposta dei bacini idrici, come si evolvono le diverse situazioni durante la perturbazione e che, pur avendo una previsione ottimale, resta difficile anticipare situazioni così disastrose – concludono da Fondazione CIMA- E’ il punto di partenza per conoscere meglio i limiti delle previsioni meteorologiche e trovare un modo per migliorarle”.

L’articolo, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Journal of Hydrology”, è disponibile gratuitamente all’indirizzo sciencedirect.it

A.C.

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